Precari dei Comuni, ecco le decisioni della giunta Crocetta

Precari dei Comuni, ecco le decisioni della giunta Crocetta

Esuberi di personale nelle ex province, con il 15% dei dipendenti di Città Metropolitane e Liberi consorzi che verranno posti fuori ruolo e poi si deciderà cosa farne con grande rischio per il loro posto di lavoro. Consistenti incentivi all’esodo per i precari degli enti Locali che siano entro i 7 anni dalla pensione e che possono andare via volontariamente incassando 5 anni di stipendio subito, per gli altri proroga fino al 2018 e poi stabilizzazione nei comuni dove ci sono posti liberi in pianta organica.

E’ quasi interamente incentrata sui precari la Finanziaria tecnica approvata ieri dalla giunta regionale di governo. 13 articoli, più 2 articoli tecnici: 15 in tutto, per essere snella. Ma snella, in realtà, la Finanziaria non è. Un solo articolo, il numero 4, conta ben 20 commi (21 contando un 18bis). Dopo due mesi di lavoro e sei riunioni di giunta tre delle quali negli ultimi giorni, il risultato che è uscito di sabato da Palazzo d’Orleans è questo

Primo tema, esuberi nelle ex province

All’articolo 3 è stabilito che le piante organiche di Città Metropolitane e Liberi Consorzi sono quelle al 31 dicembre 2015 diminuite del 15%. Di fatto si creano fra 1200 e 1300 esuberi senza dire cosa si farà di questo personale. Il secondo comma del medesimo articolo stabilisce che entro marzo bisognerà decidere cosa farne con apposita legge. E’ probabile il riassorbimento negli altri Enti Locali. Questo diminuirebbe la disponibilità in pianta organica dei comuni. Ma lo si vedrà a marzo. nel frattempo questi dipendenti pubblici tremano.

Secondo tema, precari Enti Locali

La materia è affrontata nell’articolo 4 ‘Disposizioni per il superamento del precariato‘. Ventuno commi (ventidue in origine visto che esiste un 18 bis), una finanziaria nella finanziaria forse più corposa di tutto il resto della legge. In sintesi proroga per tutti fino al 31 dicembre 2018 ma stabilizzazione per pochi. Ai comuni che hanno posti liberi in pianta organica viene fatto obbligo di procedere alla stabilizzazione e i fondi verranno trasferiti dalla Regione. I precari degli enti Locali sono circa 13.500 e con questa norma se ne possono stabilizzare circa 5000 (anche se c’è il rischio che con gli esuberi nelle ex province questa quota scenda a 3700).

Due percorsi sono individuati per i restanti otto/novemila. Chi si trova al massimo a 7 anni dall’età pensionabile (attualmente che ha almeno 59 anni) può dimettersi ed ottenere un bonus pari a 5 anni di stipendio. La norma resterà attiva anche nei prossimi anni. Per far questo vengono stanziati 226 milioni e 700 mila euro ma in un ventennio. con una adesione di massa questo riguarderebbe al massimo 3800 persone.

Facendo quello che volgarmente viene chiamato il ‘conto della serva’ nella migliore delle ipotesi resterebbero al palo circa 6000 precari degli enti Locali ovvero quelli per i quali i comuni non hanno posto in pianta organica o dei comuni in pre dissesto. Per loro la stabilizzazione è prevista (comma 18bis) nella Resais in un apposito bacino creato ad hoc nella società regionale. Fumose le regole per il loro utilizzo, poi, nei comuni di provenienza visto che la norma parla di utilizzo ‘prioritariamente negli enti di provenienza’

Conclusioni

In sintesi con l’approvazione di questa legge in Assemblea entro il 31 dicembre nessun precario resterà a casa. Tutti prorogati fino al 31 dicembre 2018 con percorso di stabilizzazione certe per la sanità (nell’ambito delle disponibilità del fondo sanitario però)  e per una quota fra 3700 e 5000 precari degli Enti Locali (dipende da che fine faranno gli esuberi delle ex province. Possibilità di esodo incentivato per una quota fra 3500 e 4000 precari. Circa 6500 finiscono nella Resais in attesa di conoscere il loro destino.

Un successo politico visto che il percorso di fuoriuscita dal precariato di fatto si concretizza in due anni di proroga e progressive stabilizzazioni da ‘vendersi’ di volta in volta con gli stabilizzandi. Poche certezze se non che almeno per altri due anni si lavora tutti, mentre la Regione spera negli esodi volontari per sgravare il peso di questo personale.

Infine incertezze aggiuntive per i dipendenti delle ex Province e il divieto per i comuni di ricorrere a contratti a tempo determinato se prima non saranno esauriti i percorso di stabilizzazione. Di fatto una intera Finanziaria per mettere una brutta pezza a una brutta situazione  secondo logiche antiche. il problema non viene risolto ma, ancora una volta, spostato in avanti. sarà il prossimo governo con la prossima legislatura a dover tirar via le castagne dal fuoco.

Tutto il resto della Regione a cominciare dalle attività produttive, può aspettare il prossimo anno quando si farà una seconda legge di stabilità.

Martedì questa norma approda all’Ars che avrà 11 giorni per approvarla. Una corsa contro il tempo che difficilmente consentirà di migliorare una legge  che alle prime battute appare quantomeno approssimativa

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