FESTA DELLA REPUBBLICA RICORDI,RIFLESSIONI ED APPELLO DI UN GIOVANE DI IERI

FESTA DELLA REPUBBLICA RICORDI,RIFLESSIONI ED APPELLO DI UN GIOVANE DI IERI

Il 2 giugno di 71anni or sono,il popolo italiano chiamato alle urne ( votarono per la prima volta le donne) decise il definitivo passaggio da sudditi a liberi cittadini.

Con il voto si compì una rivoluzione pacifica che decise la fine della monarchia dei Savoia  e la proclamazione della repubblica.

Si realizzava così il sogno di Mazzini e dei suoi discepoli che sognavano l’Italia libera e repubblicana.

Festeggiare però non significa soltanto ricordare con enfasi i momenti della lotta e la gioia della vittoria.

Costituisce anche e soprattutto un momento di riflessione e l’occasione di un inventario  per vedere quanti degli ideali e dei sogni  di allora sono stati realizzati  e quanti sono rimasti…..pii desideri.

Mi sembra giusto ricordare  a noi stessi che la Repubblica ha assicurato 71 anni di pace,cosa che mai aveva avuto il nostro paese.

L’Italia ha avuto un grande progresso civile ed economico,molte opere sono state realizzate e la differenza fra il 1946 ed oggi è notevolissima.

Basta ricordare che da appena un anno era finita una disastrosa guerra combattuta  prima contro molte nazioni  e che negli ultimi due anni (dal settembre 1943 all’aprile 1945) aveva visto il territorio nazionale  diviso in due: al nord la repubblica sociale di Mussolini  ed al sud la monarchia dei Savoia.

Per chi visse quella battaglia elettorale del 1946,come chi scrive,aderendo alla federazione giovanile repubblicana deve ammettere con molta amarezza  che gli ideali che ci animarono sono ancora lontani da raggiungere  ed il cammino si presenta irto di difficoltà.

In primo luogo l’alta percentuale di disoccupazione che mortifica tant persone che in cerca di lavoro spesso subiscono umiliazioni con il rischio che il bisogno condiziona la volontà politica danneggiando la crescita civile del paese.

Il monito di Mazzini :”Non è civile  quel paese  dove un solo uomo cerchi lavoro e non lo trovi”,

ha oggi tutto il sapore di una utopia perché “l’ossessione dell’ansia del profitto” non solo ha distrutto la piccola borghesia ma aumenta il potere contrattuale degli imprenditori e fa diminuire quello dei prestatori d’opera (basta por mente al caso degli scontrinisti laureati pagati con Euro 400,00 mensili ed a tutte le vertenze sindacali in corso,non ultima quella dei magistrati onorari).

La democrazia diretta è rimasta un sogno che si allontana  sempre più  se gli sbarramenti elettorali  non consentiranno rappresentanze  delle minoranze con la scusa della governabilità dimenticando che tutte le crisi  politiche-parlamentari sono nate nei grossi partiti e nelle grandi coalizioni.

Tutti abbiamo il dovere di consegnare ai nostri figli un paese migliore per cui chiudo questo mio scritto facendo appello alla società civile ed ai giovani di rimboccari le maniche e rimettersi all’opera,come allora,con lo stesso spirito battagliero anche se vi è molto lavoro da fare ed il cammino non è facile.

W La Repubblica.

Luigi Celebre     

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