Lettere al Direttore/ SULLA RIFORMA ELETTORALE

Lettere al Direttore/ SULLA RIFORMA ELETTORALE

Premio di maggioranza e sbarramento alle liste minori  sono sostenuti da quanti ritengono che sono indispensabili ad assicurare la “governabilità”.

Se guardiamo il recente passato troviamo  che maggioranze assolute si sono dissolte  per implosione  e non per le critiche delle formazioni minori  che hanno sempre avuto la funzione  di stimolo alla soluzione dei problemi.

Nelle società moderne e dinamiche, più che nel passato,la migliore efficace incisiva  e duratura governabilità si ottiene non con la forza dei numeri  ma dal confronto per trovare punti di incontro che rispondano alla soluzione migliore dei problemi e ciò perché nessuno,forze politiche comprese,è depositario della verità assoluta.

L’art.48 comma 2 della Costituzione stabilisce che “ il voto è personale ed EGUALE…..”.

Ora senza volere peccare di saccenteria  ed invadere il campo dei costituzionalisti viene da chiedersi come sono eguali  i voti di chi ottiene un premio e di chi vene privato di rappresentanza per la soglia di sbarramento ?

Quando  dopo la dittatura e la guerra si votò per la prima volta,il 2 giugno 1946, non  c’erano premi  e soglie di sbarramento  e ben 50 deputati  su 556 vennero eletti in liste che non raggiunsero il 5 %.-

Ed il governo si formò ugualmente e l’Assemblea Costituente  in meno di due anni riuscì a varare ,quasi alla unanimità,la Costituzione.

Con lo sbarramento del 5%,voluto ora dal PD renziano, sarebbero rimasti senza rappresentanza i repubblicani (4,36%),i monarchici del Blocco Naz.della Libertà (2,77%),il P.D’Az(1,45%) e la concentrazione repubblicana (0,42%).

Sarebbero rimasti fuori dal Parlamento : Ugo La Malfa, Ferruccio Parri, Piero Calamandrei, Emilio Lusso, Carlo Sforza, Randolfo Pacciardi, Giovanni Conti, Ugo della Seta,ed altri . Tutte personalità che hanno contribuito  alla crescita democratica del paese.

Forse la nostra classe politica insistendo sul premio e sullo sbarramento,percepiti dal popolo come istinto di autoconservazione, non si rende conto che così operando cresce l’astensionismo perché aumenta il disamore per la politica.

A me sembra che nel paese vi è una atmosfera  cupa  di dissenso  che può trascinare verso il declino più di una formazione politica.

Ed il rischio è maggiore se si va ad elezioni anticipate lasciando insoluti  molti problemi che attendono soluzione.

Luigi Celebre

 

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