In Sicilia appena 300 tutori volontari per oltre 7000 migranti

In Sicilia appena 300 tutori volontari per oltre 7000 migranti

In Sicilia sono circa 300 i tutori volontari per minori stranieri non accompagnati, a fronte di oltre 7000 ragazzi che arrivano prevalentemente da Gambia, Guinea, Nigeria, Eritrea, Costa D’Avorio e hanno in media dai 15 ai 17 anni. Il 38,5% di loro si concentra nell’Isola, regione spesso in prima linea sul fronte dell’accoglienza. Sono alcuni dei dati emersi a Palermo, nel corso di un incontro organizzato a Villa Zito da «Zonta Palermo» insieme a Fondazione Sicilia e “Defense for children».  «La legge 47/2017 che ha istituito la figura del tutore volontario prevede in realtà un tutore per ogni minore straniero, o al massimo 2-3 minori nel caso si tratti di fratelli – spiega Luigi Bordonaro, garante regionale per l’infanzia – si tratta di una forma di genitorialità sociale». Gli aspiranti tutori devono seguire un corso di formazione previsto da un bando prima di essere inseriti negli appositi elenchi dei tribunali per i minorenni. «A fine ottobre a Palermo inizierà il primo corso di formazione – spiega Bordonaro – saranno sei i corsi in tutto per i 4 distretti giuridici, due in quelli più ampi di Palermo e Catania, seguiti dai corsi di Messina e Caltanissetta, che in tutto  formeranno altri 120 tutori, arrivando cosi a un totale di 420. Man mano che il numero di richieste per diventare tutori aumenterà rispetto all’ambito territoriale siciliano, i corsi aumenteranno».
«Di fronte alle necessità imposte da migliaia di sbarchi quasi sempre si è nominato un sindaco o un assessore delegato come responsabile – spiega Marinella Laudani, giudice della corte di appello di Palermo che all’incontro ha illustrato la figura giuridica del minore straniero non accompagnato e del tutore – ma questo sarebbe meglio non avvenisse perché la sovrapposizione dei ruoli rischia di pregiudicare l’efficienza  del servizio. In questo la legge aiuta con la nomina del tutore volontario, sollecitando uno sforzo culturale». Una forma di accoglienza mirata che dovrebbe evitare le cifre già registrate a Palermo, quando l’ex assessore alle attività sociali del Comune, Agnese Ciulla, era arrivata ad essere responsabile di oltre 500 ragazzi.

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