Pace del Mela/ La Compagnia Grammelot chiude la stagione del Teatro dialettale del 2018 con la commedia “Mali pi mia cadiu a zia Maria”.

Pace del Mela/ La Compagnia Grammelot chiude la stagione del Teatro dialettale del 2018 con la commedia “Mali pi mia cadiu a zia Maria”.

Nell’Auditorium di Pace del Mela la commedia, che  era già andata in scena due anni fa ed è stata riproposta per volontà dei numerosissimi fans della Compagnia Grammelot, è il prototipo dei lavori che Fabio la Rosa, regista ed attore, ha prodotto in questi anni. La trama, apparentemente lineare, racchiude in sé i temi che successivamente Fabio la Rosa svilupperà nelle sue rappresentazioni: il dualismo di bene e male che si contendono la palma, la fragilità dell’uomo, mosso dalla avidità di avere più che dall’essere, la famiglia con le sue intime controversie. In questa originale versione, rivisitata, come post e locandine hanno preannunciato, l’esordio è stato davvero originale giacchè il regista realizza la tecnica del metateatro, la scena infatti trova il suo incipit nell’intero teatro, gli attori sparsi in mezzo al pubblico, i quattro nipoti e loro famiglie, ricevono la triste notizie di un grave incidente domestico alla zia, da loro lungamente trascurata, e del testamento che la stessa avrebbe preparato. Esplode così l’improvviso e non proprio disinteressato amore per la zia, e tutti i nipoti si precipitano, con mogli e figli al capezzale della morente. Divertimento e comicità sgorgano dagli incresciosi incontri e da verità nascoste: l’amore materno spesso cieco ed esasperato, l’amore coniugale che va curato con crescente attenzione, il sesso stesso motore dell’ armonia familiare.

A zia Maria, a sua volta sola e dimenticata, aiutata da una fedele collaboratrice (Graziella Triburgo), dal prete di famiglia (Paolo Pergolizzi) e da un’infermiera (Giusi Ionata), ordisce un piano che via via porterà alla luce la natura buona dei nipoti e delle loro mogli, quella natura che gli ostacoli della vita avevano indurito e soffocato. Tra i nipoti Fabio La Rosa, nel ruolo di Totò, deve pensare all’eredità, ma deve lottare con la disarmante ingenuità della moglie nell’interpretazione esilarante di Martina Previti.

Bravissime: Lina Lisa nel ruolo di zia Maria e ancora Antonella Borgosano, madre iper protettiva, Mario Calabrese e Nello Ciavirella, tutti bravissimi (anche gli attori che nella commedia hanno interpretato parti di secondo piano), e sicuramente cresciuti nella loro mimica teatrale nel segno del regista Fabio La Rosa, che spazia con la sua inventiva e la sua creatività nel Teatro, dimora di stimoli e di ispirazioni quando interpreta la realtà.

La forza della comicità e del realismo nell’opera di Fabio La Rosa scaturiscono dal suo siciliano dialettale, ricco di vitalità, di motti e di massime proverbiali che traducono a loro volta la saggezza popolare con immediatezza di sensazioni e di emozioni.

Scenografia e costumi in questa commedia, come nelle altre, hanno contribuito a completare l’opera, viva e coinvolgente.

Rita Chillemi

 

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