SUL CLAMOROSO CROLLO DELLE ROCCAFORTI ROSSE

SUL CLAMOROSO CROLLO DELLE ROCCAFORTI ROSSE

In molte occasioni i risultati elettorali sono stati commentate in modo diverso perché anche i partiti che avevano perso consensi sostenevano di avere vinto.

L’esito del ballottaggio del 24 giugno nelle città che dal 1946 erano considerate “roccaforti della sinistra”è stato talmente clamoroso e forse inaspettato per cui tutti hanno riconosciuto la sconfitta della sinistra commentandola, come era ovvio, in modo diverso.

L’attuale sconfitta influenzerà l’elettorato il prossimo anno in occasione dell’elezione del parlamento europeo?

Ritengo quasi sicuramente di si, anche se trattasi di elezioni molte diverse.

E ciò perché le elezioni comunali del 24 giugno non riguardavano piccole cittadine nelle quali sul giudizio degli elettori  pesa anche la personalità del candidato a sindaco, ma città da sempre politicizzate al massimo nelle quali il voto è più politico che amministrativo .

A mio giudizio la sconfitta parte da lontano.

Come prima conseguenza della mal riuscita fusione a freddo dei cattolici di una parte della ex Democrazia cristiana con i marxisti dell’ex partito comunista  ,giustificata dalla fine delle ideologia dopo il crollo del muro di Berlino (ma sono veramente finite le ideologie ?).

Fusione a freddo che non ha resistito a lungo sia per l’inconciliabilità delle due dottrine o ideologie di provenienza e quindi anche dalla visione dei problemi.

A parte il fatto che nel percorso comune il “Rosso”si è un po’ sbiadito .

La scelta poi di emarginare le forze minori di sinistra penalizzandole con la creazione della soglia di sbarramento si è rivelata controproducente perché non ha ,alla luce dei risultati , fatto confluire voti sul Partito Democratico ma è servita ad aumentare l’astensionismo e ciò perché in molti hanno preferito disertare le urne o contarsi in liste senza utile risultato piuttosto che essere fagocitati dal partito che li aveva snobbati ed al quale non riconoscevano l’etichetta di sinistra.

E i segnali della sconfitta erano troppo evidenti : primo fra tutti la bocciatura clamorosa col referendum delle modifiche della costituzione,secondo il risultato delle elezioni nazionali.

Alla prima sconfitta non è seguito, come era necessario, un lungo dibattito coinvolgendo tutte le sezioni dei partiti,un eventuale rinnovo dei quadri dirigenti,una legge elettorale senza sbarramenti e con i voti di preferenza ai candidati in modo che gli eletti siano scelti dai cittadini e non dalle segreterie dei partiti.

E il popolo della sinistra,sia marxista che laica ed anche quella della ex DC, è molto sensibile alla partecipazione alle assemblee, ai dibattiti interni e non ama molto le “primarie” importate da altro Continente perché sostituiscono i dibattiti e sembrano “plebisciti”.

L’allontanamento dalle urne di coloro che per lunga tradizione si recavano ai seggi elettorali nelle prime ore del mattino è stato graduale.

Non è stato percepito  né interpretato , forse perché, nel cambio generazionale,molti dirigenti politici non amano le eventuali critiche che spesso vengono mosse nelle calde assemblee delle sezioni .

E non pochi del “popolo della sinistra” si è sentito escluso,mortificato,non più protagonista per cui, come dei miei amici mi hanno confidato, hanno preferito tirare i remi in barca.

C’è stata una sottovalutazione o insufficiente azione ai temi più cari a tutte le sinistre : disoccupazione,precariato a tutti i livelli,sfruttati,sottoccupati, difesa del lavoro e tutela della sua dignità.

Sono state emarginate le voci di dissenso mostrandosi più sensibili verso i radicali chic e verso i problemi finanziari  che sono stati,da non pochi,interpretati come difesa della “casta”.

Può la sinistra uscire dalla crisi ?

Senza avere a presunzione di avere ricette infallibili ritengo che le forze di sinistra, per continuare a definirsi tali, dovrebbero tenere presente la massima di Mazzini :

“Non è civile quel paese dove un solo uomo cerchi lavoro e non lo trovi”

Ed il seguente pensiero di Rousseau:

“In una repubblica degna del nome nessuno deve essere così povero da essere costretto a vendersi,(ovvero a vendere la sua lealtà e la sua obbedienza a cittadini potenti  e ricchi, e diventare quindi un servo o un cliente), nessuno così ricco da potere comprare per mezzo di favori l’obbedienza di altri cittadini.”

E riprendere il cammino con umiltà e tenacia anche se la strada da percorrere  non è piana ma irta di difficoltà.

Luigi Celebre 

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