Calabria, terra di antiche tradizioni.

Calabria, terra di antiche tradizioni.

La grande bellezza della Sila. Ci sono angoli in questa nostra Italia che per cultura e bellezze naturali si differenziano dal resto del mondo e ci rendono particolarmente orgogliosi di farne parte. E ci sono arti e mestieri antichi, che riscoprendoli volta per volta, ci fanno pensare alla dietrologia di un tempo passato e carezzevole nei suoi particolari, che descriverli con passione e orgoglio rischi pure di cadere nella trappola della facile retorica. E’ il rischio che corri quando assapori un passato fatto di lenta manualità contadina e di gesti dettati da sentimenti tipici di un tempo, i quali sono stati quasi cancellati per essere sostituiti dal mondo della frenetica industrializzazione. Assistendo al video proposto da “Geo” su Rai 3, intitolato “Ai piedi della Sila”, ho assaporato le immagini di una splendida parte della Calabria che sembra nascosta al mondo contemporaneo, quasi a volerne riservare gelosamente la ricchezza di avere conservato nel tempo ciò che altri non hanno più. Potremmo definirlo come il cofanetto di un patrimonio culturale unico nel suo genere, a causa della mano pesante e crudele dell’uomo che in altre parti ne ha agevolato l’estinzione. Ma qui, ai piedi della calabra Sila, affiora un presente ricco di cultura contadina che Pierluigi Virelli, cantante, polistrumentista e ricercatore etnografico, ci mostra attraverso un documentario. E’ come svelare al mondo ciò che gli abitanti di questo patrimonio unico della nostra Italia, tengono gelosamente per sé in una quotidianità che sembra uscire dalle pagine di un libro, in cui ogni pagina racconta la grande bellezza del fare. I protagonisti di questo splendido documentario sono cinque teatri naturali, il cui sipario si apre ai nostri occhi e ci presenta il fascino incontrastato della Sila, di Cotronei, di Mesoraca, di Roccabernarda e Cutro, piccoli paesi della provincia di Crotone, di cui se ne sa poco, ovattati come sono da un mondo a sé. Tuttavia, grazie a Pierluigi Virelli che ci ha accompagnati nella visita documentaria di questi splendidi luoghi, ci ha guidati con orgoglio nelle tradizioni del suo territorio fra gastronomia e artigianato, intersecando una storia che è poi la nostra storia, la nostra cultura italiana, proprio come fa Vittoria, signora anziana di Roccabernarda  che da sessant’anni usa lo stesso telaio, producendo pazientemente delle coperte di raro splendore, destinate alle giovani promesse spose del luogo, per portarle come corredo. Un’usanza antica che nell’immaginario collettivo sociale dava il senso di avere fatto un ottimo matrimonio, in cui nulla sarebbe mancato. Stesso discorso per Stella, una signora che abita a Cotronei, la quale prosegue l’arte del ricamo iniziata da sua nonna che le ha insegnato a muovere le mani in maniera sinuosa, delicata e con la raffinatezza di chi mette cuore e tanta passione. Tutto è melodia in questa Sila, la stessa che ci induce ad ascoltare e vedere Pierluigi Virelli, il quale prosegue con noi il viaggio di una scoperta che sa d’incanto. Proprio come Carmelo, il pastore che dopo avere ultimato il formaggio, utilizza il siero per ammorbidire il collare delle sue capre. C’è poi Angelina che impasta sulla spianatoia una succulenta pitta (tipico pane della Sila) e Vittoria che con il suo telaio, a piedi nudi schiaccia i pedali che emettono il suono armonico di una sinfonia. Insomma, una Calabria che si presenta ai nostri occhi in maniera semplice e lontana dalla frenesia dettata dalla tecnologia. Un vivere moderno pieno di ansie che non si addice alla mentalità e alla cultura calabrese e della sua Sila in particolar modo, là dove esiste una qualità di vita più a dimensione umana, rispetto ad altre parti del nostro Paese. Infondo è la cura per le proprie radici, la sensibilità, l’empatia verso una terra riarsa dal sole e che si inorgoglisce presentando i propri contadini con la pelle inaridita e tanti altri personaggi che vanno fieri del proprio artigianato locale. E’ la Calabria, è la Sila, è la grande bellezza di ciò che non morirà mai, perché abbiamo capito di essere tenutari di un patrimonio ereditario che si tramanderà nelle varie generazioni.

Salvino Cavallaro

 

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