Enrico Maria Rosso, un manager di grande spessore professionale

Enrico Maria Rosso, un manager di grande spessore professionale

“Sono un perfezionista e ritengo che la nostra sfida futura sia andare a prendere i nostri spazi al di fuori dell’Italia. Siamo il Paese dei Michelangelo, dei Leonardo Da Vinci, dei Giotto, dei Dante….quella genetica è rimasta anche in piccola parte dentro di noi”. Sono parole chiare che danno il senso del personaggio che sto per intervistare, gentili lettori della rubrica “Incontri”, un manager di alto livello che nella vita non si ferma davanti a nulla. Enrico Maria Rosso ha fondato la Rewen Group, società leader nella ristrutturazione di imprese in crisi. Per 14 anni ha diretto un’importante divisione di una Multinazionale francese con sedi in tutto il mondo. E’ il Rappresentante Onorario della Camera di Commercio Americana per il Piemonte. E’ nel Board di Assocompositi (Associazione Nazionali Compositi e Affini) con funzione di Responsabile delle Relazioni Esterne. E’ Vicepresidente di APVA, l’Associazione Nazionale dei Professionisti legati al vetro dell’automobile. E’ Amministratore Delegato di HT&L Group Limited che ha molti stabilimenti nel mondo, tra cui Russia, Polonia, Serbia, Marocco e Italia. E’ membro di Aspen Institute ed è anche presidente dell’Associazione per la Valorizzazione e tutela del Fungo a Giaveno. In passato ha lavorato presso Hutchinson dove nel 2002 è stato premiato per aver presentato il miglior progetto dell’anno, generando un importante fatturato all’interno del Gruppo che aveva 28.000 dipendenti.  Tra i suoi più emblematici messaggi postati su Twitter, ce ne sono due che meglio di altri danno il senso del suo orientamento manageriale di chi vede nell’Italia un radicale cambiamento economico culturale, se ci si prodiga ad attuare una svolta di pensiero nel sapere prendere i propri spazi all’estero: “Serve una strategia per attrarre gli investimenti” e ancora “Cambiare il modo di pensare per cambiare l’Italia”. Non c’è che dire, questo personaggio stuzzica davvero curiosità, soprattutto in una realtà sociale come quella attuale del nostro Paese, in cui l’appiattimento di iniziative imprenditoriali si riflette nella falcidiante crisi economica e occupazionale. Ma, per fortuna, nel campo imprenditoriale italiano c’è ancora qualcuno come Enrico Maria Rosso che ci crede, che mette attraverso il suo lavoro quotidiano la risolutezza di chi ha fede in tutto ciò che fa. E’ l’autostima posta all’ennesima potenza che dà risultati concreti di successo. Enrico Maria Rosso è originario di Coazze in provincia di Torino e attualmente abita a Giaveno, un paese in cui egli si rifugia nei minimi ritagli di relax. “Sono un sognatore con i piedi per terra” – dice di sé – “Adoro tuffarmi nelle imprese impossibili anche quando le possibilità di vincere sono poche. Amo i dettagli e la ricerca della perfezione nelle cose che faccio. Sono generoso a tal punto da mettere gli altri in primo piano”. E allora ascoltiamolo attentamente questo personaggio davvero interessante, che conosco per averlo intervistato tanti anni fa.

Enrico, dove eravamo rimasti? Ricordi ancora quella mia intervista di qualche anno fa? Per te, cos’è cambiato da allora? 

“Sono passati molti anni da allora. Oggi mi ritrovi con una maturazione diversa, una consapevolezza maggiore e una vita segnata fortunatamente da tanti cambiamenti positivi. Devo anche dire che ho acquisito una nuova serenità e un modo nuovo di vedere le cose con più esperienza. Allora avevo qualche anno in meno e più spregiudicatezza, oggi c’è una maturazione completamente differente.”

Tu che sei rappresentante onorario della Camera di Commercio Americana per il Piemonte, mi dici com’è cambiato il rapporto tra il Piemonte e l’America in questi anni di crisi economica e industriale?

“Diciamo che ci sono state alcune fasi alterne, ma l’America per l’Italia rappresenta un grande paese di esportazione. Il Piemonte è la regione d’Italia che esporta maggiormente, visto che si calcola un’esportazione di quasi 30 miliardi di euro. E’ chiaro che il maggiore dato si riferisce al settore auto. Credo che da quando occupo questo ruolo, quella curva di cui ti parlavo prima sia stata molto altalenante. Quando si è iniziato a parlare di globalizzazione tante aziende piemontesi sono andate a investire in America perché quel paese che è molto liberale e non c’è così tanta burocrazia come in Italia, aiuta l’attrazione degli investimenti perché sono molto      bravi ad aiutare le imprese ad investire, visto che ci sono Stati che mettono a disposizione sistemi bancari, terreni, aree su cui investire senza burocratizzazione. E allora tante aziende sono andate su. Devo dire che l’America ha anche una certezza del Diritto che è diversa rispetto a quella italiana. Infatti, molte aziende italiane apprezzano molto questo. Uno dei grossi problemi che abbiamo in Italia e in Piemonte per attrarre gli investimenti, è la certezza del Diritto sia economico che civile. E’ un qualcosa che spaventa molto e paradossalmente non è il costo del lavoro ma la burocrazia. Dunque, possiamo dire che oggi nel mondo della globalizzazione c’è più voglia di andare e investire all’estero, per esempio sui vini piemontesi piuttosto che l’automotive e il food, proprio per una scelta di marcato più sicura. L’America, poi, rappresenta da sempre uno dei paesi più solidi per andare a investire”.

Tra le aziende italiane che meglio rappresentano il tessuto industriale del nostro paese, tra cui Eataly, Lavazza, Grom, Ferrero, c’è dunque una fattiva collaborazione con gli Stati Uniti d’America?

“Assolutamente sì, ma anche ad esempio la stessa Fiat che si allea con Chrysler. Come dicevo prima, l’America è un paese solido con una potenzialità incredibile. Non voglio fare un esempio con la Cina perché oggi sarebbe impietoso, visto che tutto quello che si è sempre detto del rischio della Cina e di andare a investire in paesi lontanissimi, viene cancellato dal concetto di globalizzazione.”

Enrico, tu sei anche presidente dell’Associazione per la valorizzazione e la tutela del fungo a Giaveno, la località della Val Sangone in cui vivi. Tra i tanti impegni professionali che hai, cosa ti ha spinto ad accettare anche questo incarico?

“E’ stata una scommessa di due o tre anni fa, quella di cercare di portare avanti, pur con fatica, l’apprezzamento del territorio. Sì, perché anche per mettere insieme un gruppo di lavoro e di persone che lo facciano fin dall’inizio per puro spirito collaborativo, non è semplice. L’idea era partita assieme a qualche amico per valorizzare il territorio della Val Sangone, un’area di quaranta mila abitanti, in cui si gode di aria pulita in quanto si è in collina e in una posizione ideale perché ai piedi della montagna. Un’area della provincia di Torino che ha bisogno di fare conoscere le eccellenze enogastronomiche locali. La gente ha bisogno di riscoprire le antiche tradizioni, e così, ritornando a al discorso legato a Giaveno, ho pensato di telefonare a Paolo Pininfarina per farci il logo del Fungo Porcino e lui si è messo subito a disposizione. Oggi abbiamo in società il logo rappresentativo di chi firma le eccellenze. Questa è la volontà di dare al territorio una sua visibilità ben precisa, partendo da un prodotto che è la regina per eccellenza del territorio, e cioè il fungo Porcino. Stiamo lavorando su questo progetto. Nei prossimi mesi faremo una conferenza stampa, proprio per lanciare il prodotto. Ma per tornare alla tua domanda, ti dico che mi sono impegnato su questa cosa non perché non avessi nulla da fare, ma per dare una leadership per potere portare avanti una valida idea di promozione del territorio.”

Perché da tanti anni hai deciso di vivere proprio a Giaveno? Che rapporto hai con la gente di questo luogo della provincia di Torino?

“Giaveno è una ridente cittadina di 17 mila abitanti, che è circondata dalle montagne e offre un’eccellente aria pulita specie in estate, dove si può godere di una discreta frescura. E’ un luogo che è a misura d’uomo, dove si può passeggiare e apprezzare il centro storico e pranzare con gli amici al ristorante. Non sei un numero come in città. E’ certamente un luogo che dà un grosso valore aggiunto, attraverso una qualità di vita molto apprezzabile. E poi c’è una varietà di iniziative che a livello sociale dà modo di relazionarsi.”

E’ vero che ti ritieni generoso al punto di mettere gli altri in primo piano?

“Sì, quello è un grande difetto. Ma, chissà! Sai che alla mia età di 51 anni, non saprei dirti se questo mio modo di essere lo debba ritenere positivo o negativo. Una cosa è certa, io sono sempre stato così. Il mio essere per gli altri viene prima che essere per me stesso. Ma sto bene così, perché è talmente grande il piacere di fare qualche cosa per gli altri che, nonostante i miei impegni e le lunghe giornate di assenza per lavoro, se qualcuno mi chiama io ci sono sempre. E’ la mia caratteristica da tantissimo tempo.”

Chissà perché, quando si pensa a persone del tuo livello manageriale, si ha sempre in mente una figura più propensa al pragmatismo professionale piuttosto che all’umanizzazione dei sentimenti. E’ così?

“Io penso di essere adatto più al principio di umanizzazione. Sì, perché il pragmatismo professionale qualche volta lo scopri e riesci a capirlo. E’ nella mia natura di pormi in maniera umana, anche con le tante figure professionali con cui parlo. Le persone che sono come me si avvicinano per empatia e le altre si autoescludono. L’umanizzazione è premiante. E poi, sai, io sono fatto così.”

Parlando dal punto di vista personale, c’è qualcosa che hai sbagliato nella vita che ti piacerebbe cancellare?

“Forse ho sbagliato il rapporto con mia figlia, nel senso che non sono stato molto presente a causa degli impegni di lavoro. E’ il mio cruccio personale, perché dopo essermi separato e comunque rimasto in buoni rapporti con la mia ex moglie, mi trovo a non avere un rapporto come vorrei con mia figlia. Mi manca il suo desiderio di stare con me.”

Dietro l’angolo della tua vita, c’è ancora un altro angolo sul quale confrontarti?

“Ogni giorno c’è un angolo sul quale confrontarci. Nella vita non si smette mai d’imparare, si cresce sempre. Bisogna sempre fare tesoro di ogni esperienza e non si è mai maestri del tutto. Un confronto deve esserci sempre. Bisogna levigare gli stimoli e questo bisogna farlo per tutta la vita, sia professionalmente che dal punto di vista umano. Dunque, dietro l’angolo c’è un altro angolo su cui confrontarsi.”

Salvino Cavallaro                      

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