Voglia di normalità

Voglia di normalità

Stare chiusi in casa da una settimana e chissà ancora per quanto altro tempo ci rende desiderosi di quella vita normale che ci apparteneva fino a pochi giorni fa. Ci restano i lunghi interminabili momenti di riflessione e di analisi filosofiche sulla vita, su quello che siamo, su ciò che non sappiamo apprezzare quando lo viviamo nelle abitudini quotidiane di sempre. Chissà perché le cose per poterle apprezzare ci devono sempre mancare. Dalla semplice passeggiata al parco, intorno a casa, all’incontro con la gente che tante volte facciamo pure finta di non vedere per non intrattenerci. In situazioni come questa, tutto ciò rappresenta il rimpianto di avere perso troppo tempo a non fermarci un attimo e riflettere. E adesso che ci alziamo al mattino, guardiamo fuori dalla finestra, giriamo per casa cercando qualche cosa da fare per passare il tempo, ci inventiamo pure di mettere a posto i cassetti, gli armadi, di fare una selezione delle cose mai più messe che ristagnano lì in memoria un passato ormai troppo remoto. Come le foto che ci raccontano com’eravamo, quando mai più pensavamo quello che stiamo vivendo in questi giorni di dilagante infezione di Covid 19 che ci ha cambiato la vita in senso economico, finanziario, sociale, ma soprattutto umano. Per anni abbiamo pensato di cambiare il mondo con le nostre ambizioni e convincimenti di poterlo modificare a nostro uso e consumo, E invece? Invece il mondo ha finito con il cambiare noi con il progressivo modo di essere totalmente portati a un materialismo di matrice egoistica, tale da renderci refrattari ai valori umani che comprendono anche una certa spiritualità di intendere le cose a livello di sensibilità. E così il menefreghismo si è impossessato di noi, perdendo di vista la cura verso le cose più semplici che possono rappresentare il servizio verso una società e un mondo che con il nostro atteggiamento l’abbiamo fatto andare alla deriva. I cambiamenti climatici sono causa nostra, come pure ci sono colpe da addebitarci per le montagne di plastica buttata nei mari, nei fiumi, nei laghi e in ogni dove hanno creato problemi naturalistici. E adesso che siamo qui a raccontarci il momento che stiamo vivendo, ci ripromettiamo che se il coronavirus dovesse mai lasciarci in pace, saremo più attenti nel pensare che quello che facciamo per noi di buono vale anche per gli altri. E chissà se sono solo promesse che non manterremo mai, neanche nel giorno in cui ritroveremo spiragli di vita normale.

Salvino Cavallaro

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