Noi europeisti convinti.

Noi europeisti convinti.

di Salvino Cavallaro

C’è qualcosa nel nostro tempo che sta cambiando in maniera radicale. Siamo noi stessi che cambiamo il nostro essere ideologico attraverso mutamenti che avvengono quasi contemporanei al covid 19, il quale sta stravolgendo il vecchio continente nella sua forma più emblematica che, dalla sua nascita, si è manifestata come Europa Unita e attenta ai bisogni di sostegno economico verso alcuni Stati in difficoltà.  Ma la pandemia di coronavirus ha dato non solo una seria mazzata al già fragile sistema sanitario italiano ed europeo, ma ha anche messo a nudo tutta l’incapacità dell’Europa unita solo come evanescente pensiero filosofico, nell’intervenire economicamente in aiuto dell’Italia che è stata la prima Nazione Europea ad essere flagellata sotto l’aspetto umano, sanitario, economico e finanziario. L’Italia è in ginocchio e presto lo saranno anche gli altri Stati del patto europeo. Il Capo di Stato Mattarella nel ringraziare gli italiani per lo sforzo e la capacità di affrontare questo momento in cui stiamo vivendo una delle pagine più buie della nostra storia, si rivolge chiaramente all’Europa dicendo di intervenire al più presto prima che sia troppo tardi. Tutto questo è segno evidente di un giustificato timore di essere lasciati soli e abbandonati al nostro destino. No, questo non va proprio bene! E allora noi che da sempre siamo stati europeisti convinti di una forma democratica e collaborativa tra le varie Nazioni del Vecchio Continente, ci sentiamo in qualche modo traditi più dall’incapacità del Governo Europeo, che dalla reale presa di posizione di essere sordi al nostro grido d’aiuto. “L’Europa deve intervenire concretamente prima che sia troppo tardi”, afferma il Presidente Mattarella che aggiunge: “Molti Capi di Stato, d’Europa e non soltanto, hanno espresso la loro vicinanza all’Italia e da diversi dei loro Stati sono sopraggiunti sostegni concreti. Tutti mi hanno detto che i loro Paesi hanno preso decisioni seguendo le scelte fatte in Italia in questa emergenza. Nell’Unione Europea la Banca Centrale e la Commissione, nei giorni scorsi hanno assunto importanti e positive finanziarie ed economiche, sostenute dal Parlamento Europeo. Non lo ha ancora fatto il Consiglio dei Capi di Governo Nazionali. Ci si attende che questo avvenga concretamente nei prossimi giorni. Sono indispensabili ulteriori iniziative comuni, superando vecchi schemi ormai fuori dalla realtà delle drammatiche condizioni in cui si trova il nostro Continente. Mi auguro che tutti comprendano appieno, prima che sia troppo tardi, la gravità della minaccia per l’Europa. La solidarietà, non è soltanto richiesta dai valori dell’Unione ma è anche nel comune interesse”. E allora ci chiediamo dov’è andato a finire il primario senso di collaborazione che si era instaurato come patto indissolubile fin dalla nascita di un’Europa che ha voluto la moneta unica dando libero spazio al trattato di Schengen come valore di transito di interscambi di beni tra le varie Nazioni? Certo, in questa particolare situazione di mancanza di contatti dovuti all’epidemia da virus è comprensibile. Ciò che invece non comprendiamo è questo continuo rimandare da parte del Consiglio dei Capi di Governo Nazionale ciò che è urgenza vera e propria. “Nessuno si salva da solo” ha ammonito ieri Papa Francesco nel corso di una drammatica e intensa preghiera a Dio. Ebbene, queste parole le facciamo nostre attraverso la delusione profonda di sentirci soli in un’Europa che è riuscita a deludere anche i più convinti sostenitori di idee europeiste democratiche e liberali.

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