Come sarà l’Italia del dopo virus?

Come sarà l’Italia del dopo virus?

Per rialzarsi bisogna immaginare una nuova cultura e differenti stili di vita. Forse è ancora prematuro pensare a ciò che sarà il dopo virus per il nostro Paese. Tuttavia, riflettendo sul vuoto lasciato dal fermo quasi totale di un’Italia che si trova alle prese stressanti della battaglia contro il Covid 19, è bene immaginare ciò che potrà accadere dopo questa crisi economica e finanziaria che sta funestando l’intero territorio nazionale. Una recessione senza precedenti che deve in qualche modo farci pensare a una lenta scalata verso la rinascita di questo nostro Paese il quale prevede non pochi cambiamenti. Primo fra tutti si ritiene necessario intervenire nell’ambito della classe politica e del gruppo dirigenti. Sì, proprio da quel fulcro in cui si partoriscono idee che dovranno essere innovative rispetto al passato, per la conduzione di un Paese che ha bisogno più che mai di essere ammodernato e sensibilizzato a un cambiamento epocale sotto il profilo culturale da Nord a Sud. Per fare questo urge individuare personaggi che siano all’altezza della situazione, dotati di forte spessore carismatico anche attraverso un curriculum che metta in risalto le intense esperienze prodotte in settori nevralgici della buona amministrazione. Acquisizioni di conoscenze e capacità atte al miglioramento collettivo che sappiano eliminare retaggi di furberie politiche sommerse in passato, nell’immenso mondo di egoistici personalismi finalizzati soltanto a un Potere ridotto al proprio interesse. Una cosa è certa: l’Italia non può più perdersi in fatui discorsi populisti ed evanescenti proposte pseudo politiche che hanno soltanto il fondamento di cercare consensi elettorali per arrivare al Potere. No, tutto questo fa parte ormai di un passato recente in cui si ritiene, purtroppo ancora, di prenderci in giro tacitamente e arrivare al proprio obiettivo prefissato. Un giochetto che non ha più presa in un’Italia in difficoltà, che ha bisogno di tirarsi su le maniche in maniera intelligente. Un Paese che ha altri principi per la testa, ed ha lasciato quel retro pensiero di apparente e illusoria sicurezza abbindolata da saccenti millantatori. E così il virus ha messo a nudo tutte le nostre fragilità umane e di gestione politica interna, che si è riflessa sull’altrettanta inaffidabilità di un’Europa che ci ha sempre considerato come zavorra da trainare pesantemente. Ma forse la verità che emerge in questi giorni di epocale terrore epidemiologico sta proprio nella difficoltà di ammettere i propri errori commessi.

Infatti, se è vero che l’Europa ci ha lasciato soli in più di una circostanza, è altresì vero che l’Italia non ha saputo dare nel tempo una garanzia economico – finanziaria atta a rendersi utile a quel patto europeo stretto fin dalla nascita attraverso l’ideologia di una Europa forte e unita. Tutto questo perché? Perché siamo un popolo di furbetti in cui emerge da secoli l’evasione fiscale nella concezione culturale più gretta nel non rendersi conto che lo Stato, entità formata da tutti noi, ha bisogno di essere regolata da un sistema contributivo fiscale che rappresenti la giusta partenza verso ogni settore capace di sviluppo in una Nazione ben organizzata. E allora, cercando di dare delle priorità al concetto di rinascita del nostro Paese, si parta proprio da quella Sanità che deve ritornare ad essere gestita dallo Stato e non più dalle Regioni, le quali per mancanza di fondi  hanno agito per troppi anni con notevoli tagli sui costi, evidenziando disparità gestionali con inevitabile separatismo tra Nord e Sud. Il nostro Paese torni a essere unito con i fatti, perché il sacrosanto diritto alla salute deve produrre investimenti in un’Italia che ha bisogno di essere incrementata sotto l’aspetto delle strutture ospedaliere, dalla formazione, dai medici, dagli operatori, dando respiro economico anche a quella ricerca scientifica da troppo tempo dimenticata. Ma per far questo ci vogliono figure politiche nuove, progressiste e, soprattutto, un cambiamento culturale che estirpi una volta per tutte quella radice tipicamente italiana di perenni evasori fiscali. Sì, perché non è difficile capire che non si tratta di una furberia per tirare a campare, ma è soltanto un boomerang che si ritorce inevitabilmente contro noi stessi che siamo lo Stato Italiano.

Salvino Cavallaro

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