Il virus separatista delle regioni d’Italia

Il virus separatista delle regioni d’Italia

Questo piccolo essere invisibile che in pochi mesi ha cambiato il mondo, che l’ha reso vulnerabile, che ha mutato il senso della programmazione del futuro sociale ed economico, che ha rivoluzionato ogni cosa, adesso mette in serio pericolo l’unione dell’Italia. Sud contro nord e nord contro il sud, in una aperta sfida tra governatori di Regioni, i quali per difendere le popolazioni dei propri territori accendono aperte polemiche sulla questione riguardante i contagi da covid – 19.  Così ci si abbandona a inquietanti ed inquinanti illusioni estive sulla fase 2 e anche 3. Ma l’Italia è in ginocchio, e quando a settembre tutto questo sarà chiaro, da sud a nord si rifletterà che stare uniti è l’unico modo per venire fuori da questo lunghissimo e devastante periodo di pandemia che tutto ha azzerato nel suo devastante incedere spietato, senza curarsi delle terribili conseguenze apportate. Risollevarsi insieme è il monito che ognuno di noi deve avere chiaro in testa, anche perché da soli non solo non si va da nessuna parte ma fa morire la fatua speranza che qualcuno venga a sollevare i nostri problemi. L’Italia è a un bivio, non può deviare e disperdersi nei meandri della convinzione virtuale che chiudendo i propri confini regionali si respiri aria migliore, allontanando i popoli che sono stati martoriati maggiormente dalle infezioni. Chiudendoti, ammazzeresti lo sviluppo economico apportato dal turismo e da un giro di denaro utile alla lenta ripresa. Il distanziamento non è separatismo sociale e non c’è alcuna patente o passaporto sanitario che possa garantire di alzare barriere che sanno di pericolosi limiti regionale e preoccupanti spaccature sociali. Siamo e saremo sempre per l’unione, per un’Italia unica, dove il rispetto della cultura liberale e democratica sia indice di unione e non di disgregazione. Ostacolare la mobilità è antidemocratico, lo dice l’articolo 120 della Costituzione Italiana: “Una Regione non può adottare provvedimenti che ostacolino la libera circolazione delle persone”. Per questo, a pochi giorni dal 3 giugno in cui si deciderà sull’apertura dei confini regionali, si deve in qualche modo riflettere lungamente sulla pericolosità di un distinguo regionale, in cui emergano soltanto i fattori dovuti a un maggiore o minore andamento della circolazione del covid – 19. La scienza e la politica italiana decidano per il meglio, tenendo presente la delicatezza di una decisione che non può mettere barriere di paurosi rischi di contagio, i quali snaturerebbero il senso democratico di un’Italia che ha l’esigenza di collaborare insieme, per rialzarsi dalla pericolosa caduta economica e sociale che sta vivendo. Si ravveda dunque il governatore della Sardegna Christian Solinas, quando pensa di far esibire il passaporto sanitario alle persone provenienti dal nord d’Italia e diretti in Sardegna. Una proposta inesistente, ingiusta ed iniqua, capace di far inceppare i flussi commerciali ed economici di un’isola che vive il suo anno di introiti proprio nei pochi mesi estivi. Insomma, ci pare proprio che dietro il paravento di legittime paure di contagio da virus, ci sia una sottile tendenza sovranista a separare, aumentando quello che è il reale potere decisionale delle Regioni sullo Stato. Si mediti a lungo, dunque, su una decisione molto delicata, dalla quale potrebbe anche delinearsi il futuro politico e sociale dell’Italia.

Salvino Cavallaro                  

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