Il commercialista, figura di riferimento non aiutata dai decreti di emergenza covid.

Il commercialista, figura di riferimento non aiutata dai decreti di emergenza covid.

All’attività ordinaria già di per sé faticosa per la categoria dei commercialisti italiani, si è aggiunto anche il problema della pandemia che sta provocando sfaceli sanitari, economici e finanziari nel mondo. L’Italia è tra le nazioni più colpite dal marasma dovuto all’emergenza. Il momento è particolarmente delicato e l’iperproduzione normativa per il Covid 19 va ad aggravare in maniera davvero eccessiva quella che è la normale funzione del commercialista, il quale si trova a dovere lavorare per moltissime ore al giorno per potere far fronte alle richieste di chiarimenti dei clienti confusi dall’emissione di decreti governativi poco chiari. Ma il commercialista che da sempre è la figura di riferimento dei contribuenti divisi tra industrie e privati, si trova a sua volta in difficoltà nel ritagliarsi il tempo utile per studiare attentamente l’ampia produzione normativa che ha caratterizzato la fase di emergenza della pandemia. La materia, si sa, è molto delicata nei suoi tanti punti e articoli che fanno capo a leggi e cavilli fiscali che in Italia è sempre più difficile capire per non incorrere in spiacevoli errori nella compilazione delle dichiarazioni dei redditi. Così, per il commercialista il lavoro diventa improbo quando al normale disbrigo delle pratiche tributarie si aggiunge una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo in questo tempo di difficoltà. Molti studi di commercialisti sono in difficoltà in senso organizzativo e tanti rinunciano pure (o diminuiscono) il personale dipendente. Molte sono le domande dei contribuenti che riguardano i provvedimenti fiscali e i vari bonus che si moltiplicano da parte dello Stato per incentivare l’economia. Fatto è che se tutto ciò è stabilito in tempi così rapidi, crea un aggravio organizzativo e di impostazione lavorativa da parte di tutto il meccanismo fiscale del mondo appartenente a chi deve chiarire le idee dei contribuenti: il commercialista, appunto. In tutta Italia si registra la testimonianza di professionisti che hanno a che fare con la congestione di scadenze fiscali e adempimenti che si aggiungono alle norme tardive e di interpretazione farraginosa. Norme fiscali che in qualche caso sono persino in standby, perché in attesa di chiarimenti. Insomma una situazione davvero difficile per i tanti studi commercialisti che in questa Italia travolta dall’emergenza del coronavirus, stentano a organizzare un lavoro che da sempre è considerato di particolare delicatezza. D’altra parte, prima di parlare di lotta all’evasione fiscale, lo Stato dovrebbe in qualche modo mettere in condizione gli operatori di questo particolare settore, ad aiutarli a fare le cose fatte bene. La fretta e la non chiarezza sono stati da sempre cattivi consiglieri di ogni cosa. Se poi parliamo di scadenze fiscali e di adempimenti, tutto dovrebbe essere fatto in tempi utili per attenersi con chiarezza alle nuove disposizioni governative. Finita l’emergenza, si potrà vedere la luce in fondo al tunnel?

Salvino Cavallaro                   

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