“OPERAZIONE ROSTOCK”, UN LIBRO AVVINCENTE DI SPIONAGGIO INTERNAZIONALE SCRITTO DALL’AGENTE SEGRETO NINO GERVASIO

“OPERAZIONE ROSTOCK”, UN LIBRO AVVINCENTE DI SPIONAGGIO INTERNAZIONALE SCRITTO DALL’AGENTE SEGRETO NINO GERVASIO

Giuseppe Stella

L’ho incontrato all’inizio dell’estate di qualche anno fa e mi ha parlato della sua vita, tutta dedicata ai nobili valori della libertà per i quali si è sempre battuto e si batte tuttora. Nino Gervasio è la figura del “mitico galantuomo, una leggenda vivente”, così definito dai suoi avversari, ed è entrato già nella vera storia! E’ uno dei pochi idealisti ancora in vita, ha la mia stessa età.

Nel libro “Operazione Rostock” scrive quello che gli è consentito col contagocce, trattandosi di materia che scotta…, lascia i lettori nel dubbio e a volte anche increduli; questo non vale, però, per quelli che lo conoscono. “Gervasio vive una realtà differente dalla normale vita quotidiana, sfidando l’immaginario, pur di continuare a difendere quella libertà da tanti inconsapevolmente acquisita…”. L’Associazione spionistica fondata da lui, una forma sociale d’interazione, nasce per realizzare determinati obiettivi, soprattutto ideali…; questo libro infatti rende l’idea di come un gruppo coeso di amici e soci, “si siano battuti, con metodi e idee…per la libertà dell’essere umano al fine di reprimere qualsiasi forma di totalitarismo. L’autore – afferma il Cav. Uff. Ferdinando Palione nella sua prefazione – ci ha voluto rendere partecipi di una delle sue tante missioni, ove si riscontra: senso d’appartenenza, abnegazione, altruismo, fraterna amicizia, sprezzo del pericolo”.

I SERVIZI SEGRETI, OVVERO “L’ALTRO STATO”

Anni ’70: “ la strategia della tensione esplode con la regia dei Servizi, logge massoniche, pseudo organizzazioni patriottiche, mafie ed estremisti di destra e di sinistra, politici corrotti, generali dell’Arma, dell’Esercito, della Finanza, dell’Aereonautica , della Marina, prefetti, giornalisti, magistrati, banchieri, industriali, noti direttori di giornali. Tutti al soldo della Cia, lavoravano per i soli interessi atlantici”. “Un lavoro pro Usa – confessa l’autore del libro – che di fatto coinvolgeva i Servizi italiani di quegli anni: Sifar, Sid, la P2 e la Gladio Bianca, tutte a supporto dei Servizi statunitensi. La Cia in Italia assunse la denominazione ‘BRENNO’ e negli anni di piombo partecipava alla strategia della tensione con attentati mirati e vittime incolpevoli. Tra il 1966 e il ’68, l’Ammiraglio Henke autorizzò al SID l’iscrizione a libro paga di decine di elementi della destra eversiva inviati anche in Grecia ad apprendere le tecniche dei colonnelli al potere. Facevano parte dei Servizi normali cittadini. I primi contatti io li ebbi – dice Gervasio nel suo libro – quando avevo 19 anni. Fui contattato nel settembre del 1966 da un tenente dell’Arma. La mia adesione coinvolse i membri della nostra Associazione ed era condizionata al fatto che accettavamo incarichi solo per la tutela degli interessi e della sicurezza nazionale dell’Italia senza nessuna sottomissione e dipendenza dalla Cia o altri”. La collaborazione di Nino Gervasio con i Servizi italiani durò fino all’anno 2007, ben 42 anni.

“Sono consapevole – dice Gervasio – pubblicando questo libro, dei rischi per me e per i miei cari cui vado incontro, ma la mia lunga esperienza nei Servizi Segreti mi ha fatto capire che i balordi restano sempre tali e li aspetto al varco”.

Dal libro di Gervasio, che si legge d’un fiato, emergono particolari poco conosciuti ancora oggi sul caso Aldo Moro. Il generale Vito Miceli direttore del Sid di allora vantava una particolare amicizia con lo statista democristiano e lo riteneva il vero capo della Gladio Bianca. A proposito del suo sequestro, nel nostro ambiente di allora si vociferava che fossero i servizi americani e israeliani a volerlo morto e inviavano loro infiltrati nelle Brigate Rosse. Anche Carlos, il terrorista per antonomasia, era dello stesso parere. Carlos ha affermato che autori della strage di Bologna del 1980 non furono né i fascisti né i comunisti ma i Servizi americani e israeliani e le strutture della Gladio. Tutto questo col fine di interrompere quel patto che, negoziato da Moro, escludeva l’Italia dai teatri della guerra continua arabo-israeliana. Ma l’ex Presidente Cossiga rimise le cose a posto: “Moro non capiva la ragion di Stato, era un padre di Gladio. La Dc non aveva nessuna responsabilità nelle stragi, forse un po’ il Pci. La strage di Bologna fu incidente accaduto agli amici della resistenza palestinese…”.

Per concludere la recensione a questo bellissimo libro, tradotto anche in Turco e altre lingue, Gervasio afferma: “Su 38 fondatori della nostra Associazione senza fini di lucro ne sono rimasti in vita solo 9, me compreso, non più in attività, pero’ idealmente sempre presenti, pronti a battersi per la verità, per la sana Giustizia e per la Libertà di tutti i popoli, neri, bianchi, rossi e gialli.

La nostra associazione conta oggi 532 membri provenienti da ottantaquattro Nazioni”.

L’operazione Rostock fu voluta dal nostro Paese, affidata a noi, per liberare due emiliani che erano andati, come altri italiani ingenui, a respirare l’aria del Paese (la Russia) considerato allora “il paradiso in terra dai vecchi compagni del Pci alla Peppone”. Quando costoro si accorsero che nell’ex Germania comunista mancava assolutamente la minima libertà di parola e di espressione e che tutto era affidato al rigido controllo del Partito ex Pcuss e alle sue numerosissime spie, si lasciarono andare a proteste e critiche; dal che furono subito presi per spie e sovversivi, incatenati e accusati di collaborazionismo con gli agenti Cia Usa e dell’Occidente.

Il libro “Operazione Rostock”, scritto da Nino Gervasio, autore di decine di altri libri, è la storia mozzafiato di un manipolo di uomini, guidato dall’autore, che si batte all’inverosimile per la liberazione di due emiliani detenuti nelle carceri dell’ex Rep. Domocratica Tedesca, avendo contro un mondo tutto particolare, sconosciuto ai più e fatto di personaggi spietati dell’allora ex blocco sovietico dei paesi dell’Est . Ma l’operazione di Gervasio andò in porto e fu eseguita dalla sua Associazione nella consapevolezza di operare per una giusta causa.

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