Willy e il nostro fallimento nel tentativo di umanizzare il mondo

Willy e il nostro fallimento nel tentativo di umanizzare il mondo

A seguire i maggiori mezzi d’informazione sulla morte del giovane Willy, straziato di botte e lasciato rotolare indifeso e rannicchiato quasi a ripararsi dalle sferzate di pugni e calci che gli sono stati dati con inaudita violenza, ci sentiamo partecipi di una società malsana fatta di odio, in cui troppe volte ne sottovalutiamo la gravità. Quasi non ci toccasse, quasi ci sentissimo ormai abituati a un quotidiano dove l’odio per l’odio sia ritenuto un fatto normale del mondo contemporaneo. E allora non ci sentiamo neanche un po’ responsabili della progressiva deriva violenta che noi tutti ci limitiamo a prenderne atto in maniera passiva. La realtà è che nel minimizzare certi fatti di gravità sociale si diventa complici del deterioramento dei valori. Nessuno ha la presunzione di cambiare il mondo, tuttavia, se è vero che certe ferite mai rimarginate aspettano giustizia, è altresì vero che alla base di tutto ci sta anche l’incapacità di educare i nostri figli. Già, educare i nostri figli quando noi che dovremmo essere l’esempio, siamo soltanto fautori di toni alti e mai misurati, con il diniego dell’esprimere concetti portati al dialogo e analizzati col cervello, piuttosto che dall’istinto spinto dall’odio umano. La tragedia di Colleferro deve farci riflettere sul pestaggio di un ragazzo da parte di un gruppo di balordi che avevano istigato il suo amico per futili motivi; ci pare per apprezzamenti a una ragazza. Ma la cosa più aberrante è che Willy non era lì per fare a botte, voleva semplicemente difendere il suo amico separando l’odio con la ragionevolezza. Una sorta di divisione tra la bieca rabbia accecante e incontrollata, contro l’intelligenza ritenuta un optional. Così Willy c’ha rimesso la vita per fare del bene. E’ l’eterna lotta fra il bene e il male, dove sembra sempre più prevalere la voglia di uccidere con il gusto animalesco di godere del male. Ferite di una società malsana di cui dobbiamo sentirci responsabili senza mai girare lo sguardo dall’altra parte. Purtroppo, allo stato attuale delle cose, la prevaricazione del male sembra prevalere sul bene. E’ la sintesi di un mondo sempre più iniquo, ingiusto e confuso nella valutazione di ciò che deve far capire qual è la strada maestra da seguire. Troppe disuguaglianze, troppe marcate diversità, troppi millantatori in un mondo stereotipato di fantomatici esempi sbagliati e illusori di migliorie. E noi siamo partecipi di tutto ciò con il nostro fallimento di umanizzare il mondo, con il nostro sentirci sempre fuori da ogni responsabilità che riguarda gli altri, i giovani soprattutto, che hanno perso il senso del credere alla vita e di darle il suo grande valore. Continuare così ci fa pensare che ancora altri Willy ci saranno, mentre noi continueremo a versare lacrime con l’intento di giudicare gli altri e mai noi stessi. Siamo una piccola goccia nel mare inquinato del mondo, ma facciamo in modo nel nostro piccolo, di costruire il futuro dei nostri figli che hanno perso la voglia di lottare per un mondo migliore. La politica ha le sue responsabilità, ma noi, con il nostro comportamento non siamo da meno.

Salvino Cavallaro    

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