Dybala, lacrime che inumidiscono l’aridità di un pallone che non guarda in faccia nessuno

Ci sono storie e immagini che per la loro intensità emotiva, spesso colpiscono i sentimenti e mettono da parte gli interessi economici dei personaggi che hanno la faccia di banconote. Vedere piangere Dybala come un bambino a cui sono state sottratte le caramelle ha emozionato tutti, anche coloro i quali non sono juventini. Sarà per quella sua faccia da eterno bambino, sarà per quello sguardo talora perso nell’immensità, fatto è che questo campione argentino a cui si chiedeva la leadership della squadra, ha mostrato tutta la sua fragilità d’animo. “Non andare all’Inter” gli urlavano i tifosi dalle tribune mentre la “Joya” abbassava lo sguardo e firmava gli autografi tra strette di mano e abbracci che sembravano stritolarlo. E invece pare proprio che Paulo Dybala, suo malgrado, sia destinato a vestire la maglia nerazzurra nella prossima stagione. Beppe Marotta, che lo conosce bene fin dai tempi in cui era alla Juventus, non si è fatto sfuggire l’occasione di portarlo con lui a Milano. Anzi, sembra proprio che Dybala abbia già comprato casa proprio vicino alla sede dell’Inter – scala A quinto piano – di un palazzo molto signorile ubicato nella zona della città meneghina che assieme a City Life (zona riqualificata della Fiera Milano City) sta vivendo il periodo di massima espansione. E quindi, dopo tante lacrime, singulti e ricerche di consolazione, Dybala ha capito che la Juventus rappresenta il suo passato, ma soprattutto che l’Inter potrà essere il suo presente e il suo futuro. D’altra parte Agnelli e Arrivabene lo hanno scaricato già da diverso tempo perché, evidentemente, in base a quanto lui chiedeva per il rinnovo del contratto, non si erano creati gli eventuali presupposti per continuare insieme. Il calciatore Dybala, almeno per quanto ha fatto vedere in questi ultimi anni alla Juventus, non ha dato sufficienti garanzie nel prendere in mano la squadra nei momenti difficili; almeno questa è stata l’idea della dirigenza della Juventus che non ha visto in lui spiccate caratteristiche da Top Player. Tuttavia, in tutto questo frastuono di pretese, battibecchi e forse anche di crude considerazioni sull’atleta, resta pur sempre l’uomo, il ragazzo, forse quell’ancora bambino sognante che sette anni fa, arrivato da Palermo dove lo coccolavano e lo chiamavano “u picciriddu”, ha avuto troppi momenti di alti e bassi, forse perché, chissà, gli hanno chiesto più di quello che oggettivamente poteva dare. Tecnicamente il giocatore non si discute perché è dotato di fantasia, pregevoli tocchi e carezzevole rapporto con quel pallone che lui amministra con quei fondamentali del calcio che insegnano in tutte le scuole. Ma quello che non ha nel suo repertorio è quel coprire il campo in lungo e in largo per soddisfare i momenti tattici in cui il non possesso palla richiede uno sforzo fisico notevole. Dybala è un giocatore a cui non devi dire cosa far, perché ha fantasia e ti può inventare il numero di alta classe da un momento all’altro. Certo, questo è un lusso per qualsiasi squadra in cui gioca, in quanto significa avere giocatori di centrocampo capaci anche di riempire il vuoto da lui lasciato. Questione di vedute tecniche, tattiche e pensieri che alla Juve, con Allegri che gli chiedeva a volte di ripiegare in difesa a dare una mano, alla fine ha prodotto un calciatore normale che abbiamo visto quasi sempre fragile nei contrasti con l’avversario. Ma poi, come dicevamo pocanzi, c’è l’anima di un ragazzo che si era ambientato con i compagni, che si sentiva amato dai tifosi, soprattutto dopo che la società gli aveva affidato quella maglia numero 10 bianconera, così pesante per storia, per gloria, per tutto. E così il crollo di vedersi girare le spalle da una società che gli ha detto a chiari lettere di andarsene, almeno nei fatti. Così la vita continua, perché nulla è per sempre e quel “mai dire mai” che è sempre di moda perché non sai mai dove ti porta il cuore, il destino che si nasconde sempre dietro l’angolo. Oggi non sappiamo quanti tifosi della Juventus, vedendolo indossare il prossimo anno la maglia dell’Inter saranno assaliti da sentimenti di ingratitudine, certo capiranno che non è stata colpa sua e che in questo mondo pallonaro in cui vediamo sempre baci di maglia, battiti di cuore, gestualità del linguaggio del corpo che indicano quel “Per Sempre” che non c’è, che non esiste da nessuna parte, figuriamoci nel calcio, ci si deve ricordare che l’aspetto umano viene sempre dopo. Il calcio è spietato! Chi vince ha sempre ragione!

Salvino Cavallaro             

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