La nostra opinione sull’ottava giornata di Serie A L’analisi del momento su Torino, Napoli, Inter, Milan e Roma

Torino = Che il Torino di Urbano Cairo sia una squadra da metà classifica non è una novità. E non è neanche una notizia sapere che se sarà fortunata non cadrà nel marasma delle squadre che lottano per restare in Serie A. Un film già visto in 17 anni di conduzione sparagnina della società, con il solo orgoglio di avere i conti in ordine. Ma il calcio granata langue, si è perso nei meandri del nulla, riportando sempre il pensiero del passato, dei prestigiosi romantici trascorsi che hanno fatto la storia di questa società. Ma il calcio giocato è un’altra cosa, soprattutto ai nostri giorni in cui la gestione di una società deve avere attinenze al gioco del calcio con capacità di investimenti e lungimiranza nella costruzione di una squadra competitiva per la massima serie. Cosa che al Toro non avviene perché è sempre tutto improvvisato, raffazzonato tecnicamente ma sempre attenti nel tenere i bilanci in ordine in maniera maniacale, fredda e non certo da cuore Toro. A Napoli il Toro di Juric ha subito la terza sconfitta consecutiva, incassando due gol a freddo, il terzo lasciando spazi da prateria agli avversari e soltanto alla fine del primo tempo ha siglato il gol con Sanabria,che avrebbe dovuto dare la scossa nella ripresa. Ma il Napoli di Spalletti è troppo forte per questo Toro, e se è vero che il gap tecnico tra le due squadre è quasi abissale, è altresì vero che tutto questo nervosismo, queste continue sceneggiate da guerriero da parte di Juric davanti alle telecamere, danno il senso di un’organizzazione societaria che non sa più che pesci prendere. Sì, perché il fatto pur contestabile di un fallo a favore non fischiato alToro, non giustifica una tale reazione plateale contro il direttore di gara. Tutto ciò sembra quasi volere mascherare quello che in realtà c’è di manchevole: e cioè la squadra, i giocatori e la loro assoluta mediocrità tecnica che si riflette nel risparmio nell’imbastire un gruppo per nulla adatto a competere nella massima serie. Dunque, in tutto questa eterna storia di scommesse, tipo – Vedrai il Toro quest’anno come si farà valere”e certi “miracoli” che in casa granata non si avverano mai perché non ci sono i presupposti, c’è la realtà inconfutabile che il Torino F. C. è storia, poesia, romanticismo, passione, cuore, tragedia e poi? nulla più! Sì, perché a parlare e scrivere di calcio, di fatti tecnici, di situazioni riguardanti certi giocatori per lo più sconosciuti nel panorama calcistico di alto livello, ebbene, è meglio stendere sempre un velo pietoso. Questo è il Toro, questa è tanta passione della tifoseria granata sempre delusa, che va allo stadio e in curva Maratona esibisce quello striscione che non si scolora mai nel tempo: Solo per la maglia”.

Napoli = Altra realtà in casa Partenopea, dove il criticato presidente De Laurentiis ha saputo ovviare alla partenza di due o tre calciatori di alto livello, con una squadra costruita con innesti mai improvvisati ma ben razionalizzati nell’inserimento tecnico tattico di mister Spalletti. I soldi ricavati dalle partenze eccellenti sono stati ben spesi con intelligenza, ricavando pure delle plusvalenze e una squadra competitiva al massimo per espressione di gioco e qualità. Il Napoli è una bella squadra che vince e convince per gioco, tecnica, verticalizzazioni e finalizzazioni che sono agevolate da un centrocampo attento a costruire le varie manovre d’attacco e quelle relative al momento in cui si perde il possesso palla. Detto ciò, non sappiamo quanto possa essere la sua durata in testa alla classifica, tuttavia, ne siamo certi, questo Napoli di Spalletti sarà tra le squadre italiane che maggiormente ambiranno allo scudetto, facendo anche bene in Champions.

Inter = E qui casca l’asino. L’Inter di Simone Inzaghi non va, è in crisi nera. 14 gol fatti e 13 subiti, parlano chiaro di una situazione di grande confusione che si è creata fin dall’inizio di quest’anno. Dove sono i Bastoni, gli Skriniar, i Barella, i Brozovic, che abbiamo ammirato l’anno scorso? Perché questo problema difensivo? Perché non ci si decide sulla scelta del portiere titolare? E perché questi cambi di mister Inzaghi in partita in corso, che risultano sempre (o quasi sempre) sbagliati? A dire il vero ci sembra tanto che in tutta questa crisi ci sia di mezzo la società che è in chiara emergenza economica, nonostante i cento milioni di euro inseriti nel capitale societario dal presidente Zhang, il bilancio della società nerazzurra risulta essere in grave difficoltà. Prova ne è che questa estate si è tentato fino all’ultimo di chiedere la luna per Bastoni, prima, e poi per Skriniar. Due veri e propri fallimenti di cessione non andati a buon fine, che hanno portato smarrimento e insicurezza nei due giocatori. E poi c’è da dire l’impreparazione fisica che si nota nei giocatori dell’Inter, i quali si vedono spesso stanchi nel rincorrere l’avversario. Per onestà intellettuale dobbiamo dire di esserci sbagliati sulla valutazione di Inzaghi, del quale pensavamo fin dall’inizio che potesse rappresentare il nuovo ciclo della società nerazzurra dopo Antonio Conte. Non è stato così. E adesso il problema da risolvere resta serio per l’ambiente nerazzurro, per società, allenatore, calciatori e tifosi che sembrano essersi smarriti in un’insicurezza che francamente non è proprio da Inter.

Milan = Tutt’altro ambiente si è creato a Milanello. La squadra di Pioli vince, non diverte ma è concreta, solida mentalmente, anche quando deve fare fronte a infortuni gravi come quelli di Calabria, Saelemaekers e Kjar. Squadra e società sembrano andare a braccetto, soprattutto dopo lo scudetto conquistato lo scorso anno che ha avuto il sapore della piacevole sorpresa anche per tutto l’ambiente rossonero. Lì davanti, Rebic, Giroud, Leao, supportati da un centrocampo compatto dove Tonali risulta essere il perno del gioco, sono il frutto del grande lavoro svolto da Stefano Pioli. Non sappiamo quanto i rossoneri possano reggere ai continui infortuni di gioco di alcuni tra i suoi elementi migliori, tuttavia, pensiamo che sulle ali dell’entusiasmo questo Milan possa continuare a fare bene in Campionato e anche in Champions.

Roma = Josè Mourinho sta costruendo una squadra importante. Non appassiona il suo gioco, ma è essenziale, concreto come quando si capisce che il gol è l’unica cosa che conta. La vittoria ottenuta a San Siro ai danni dell’Inter, pone la squadra giallorossa tra le più qualificate ad essere di prima fascia. Tranne Dybala, Pellegrini, Abraham, Zaniolo, Mancini, Cristante, Smalling, la Roma non ha prime donne da vantare, tuttavia, il carisma e la forza d’urto che Mourinho sa dare alla squadra è da sempre una garanzia per fare bene. D’altra parte, non scopriamo certo oggi le capacità del number one portoghese, famoso in tutto il mondo per essere un tecnico dotato di carisma e di capacità eccelse nel dare alla propria squadra quello spirito di autostima che è essenziale in uno spogliatoio che si rispetti. Grinta e determinazione sono la forza di una Roma essenziale, ma sicuramente adatta a disturbare le valide pretendenti allo scudetto.

Mentre stiamo scrivendo questo articolo non hanno ancora giocato sia l’Atalanta che la Juventus. Per queste due squadre ci riserviamo di scrivere la nostra opinione in un altro momento.

Salvino Cavallaro

                 

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