L’estrinsecazione dell’anima, nei momenti di Attilio Andriolo.

C’è una bellissima frase di grande impatto letterario, scritta da Leonardo Sciascia nell’Opera intitolata “Gli zii di Sicilia”: “Credo nel mistero delle parole e che le parole possano diventare vita; così come diventano bellezza”.

E’ quanto si legge in prefazione del libro “Momenti dell’Anima” di Attilio Andriolo, a firma della Prof.ssa Brigitte Fortunato, docente ITIS a Bassano del Grappa. “All’unica sirena del mio mare” è la dedica che l’autore fa in maniera amplificata, per esprimere il suo alto senso di gratitudine.

Già, le parole che possono diventare vita e grande bellezza. C’è tutto un mondo alato dietro le parole che compongono frasi dettate dall’anima che diventano cantico di vita, espressioni del proprio essere che si diramano tra emozioni e sentimenti profondi. Parole scritte con semplicità, ma che hanno una notevole forza rappresentativa di momenti di vita, di storie, di personaggi, di beatitudine della natura. Ed é amore, traduzione semplice e complessa allo stesso tempo, dei momenti della nostra vita che mettono a nudo le nostre fragilità, le delusioni, la malinconia delle cose perdute, sfiorate e mai godute appieno, ma anche la leggerezza di attimi in cui la nostra interiorità si esalta attraverso l’icastica essenzialità nel descrivere ciò che accade e vibra dentro noi. Ed è come tradurre i propri pensieri, la sensibilità, il proprio cuore, la propria anima, come se fossi assalito dall’esigenza di guardarti allo specchio e riflettere su ciò che sei, tra dubbi e sensi di colpa. Così tutto diventa poesia, tormento, dolcezza di momenti in cui emerge preponderante ciò che sta dentro di noi.

Nella silloge poetica dei “Momenti dell’Anima” scritta daAttilio Andriolo, si evince il canto melodioso espresso tra altalenanti momenti di memoria, di solitudine, di speranza, ma anche di profonda spiritualità. Riflessioni che traducono il canto poetico estrinsecato dalla sua anima. Non c’è retorica in tutto questo, c’è invece l’emozione che scaturisce spontanea tra le righe scritte in momenti di vita in cui emergono il disagio, la sofferenza per ciò che si è perduto, volato via al primo soffio lieve di vento. E ci sono i ricordi, le figure care e incarnate in Attilio come qualcosa di profondo, indelebile, mentre tutto diventa canto melodioso. Gli amori perduti, quelli vissuti con tormento e sensi di colpa, i sogni mai realizzati, e quel senso di felicità raggiunta,che in un sol attimo svanisce in maniera lieve come fosse una piuma al vento che ti passa davanti, fai di tutto per prenderla, ma ti sfugge e non la ritrovi più.

E così Catarsi, momento sublime e difficile da raggiungere. Oppure in “Non l’amerò, se è questo che volete”, quasi fosse una colpa da espiare, da addebitare alla propria coscienza per un peccato di felicità non esattamente libera da vivere. E poi c’é “Momenti dell’Anima”, il canto sublime che ha dato il titolo al testo di Andriolo.

Voglia di gridare/ E poi fuggire/ Voglia di soffrire/ E poi piangere/Voglia di non esserci/ Accade in uno spazio senza tempo/ Notti da ricordare/ Rincorri teneri sguardi/ Sopporti il peso dei suoi respiri/Catturi dolci pensieri/Avverti i fremiti del suo corpo/Adesso ti assalgono i ricordi/Colori di emozioni lontane/Ci rivedremo una,due, mille volte/Che importa?/Assaporo l’attesa/Sottile confine fra fuggevoli momenti di felicità mai sopite/ E il silenzio/Che non cerca parole/Che cattura i rimorsi della mia anima/.

C’è dunque un percorso complesso, faticoso dinteriorità che traspare evidente dalla poesia di Attilio Andriolo, sempre stilisticamente semplice per arrivare melodicamente al cuore di ognuno di noi, provare empaticamente gli stessi momenti di dolore, l’emozione vissuta da lui stesso attraverso le sue liriche.

Sono i “Momenti dell’Anima” che traducono in parte i trascorsi di ciò che siamo stati, che siamo e che saremo in quella narrazione di vita che in fondo ci aiuta a non sentirci mai soli.

Salvino Cavallaro

 

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