La Città Degli Sconfitti. Memorie riflesse d’Arberia.

E’ l’ultima fatica letteraria di Ilina Sancineti, la scrittrice nata a Castrovillari (Cs) il 3 settembre 1984. Premiata in svariati concorsi letterari sul territorio nazionale, la scrittrice è autrice di liriche e racconti brevi pubblicati da numerose case editrici. I testi della trilogia fantasy “Il Cammino degli Eletti” (Decimus, La Torre Rossa e Il Depositario del Tempo), tutti editi dalla Mongolfiera editrice, hanno fatto parte della manifestazione fieristica del Salone del Libro di Torino 2021 e 2022. Nel 2021 Ilina Sancineti è stata nominata Alfiere della poesia dall’Accademia dei Bronzi di Catanzaro. Stiamo parlando di una giovane scrittrice calabrese che ha innato il sacro fuoco della letteratura e della passione di scrivere che si compenetra nella sua anima di artista dallo stile letterario semplice, in cui è facile inserirsi empaticamente nelle sue storie narrate con fluidità descrittiva.

Nella sua ultima fatica letteraria intitolata, La città degli sconfitti. Memorie riflesse d’Arberia, Ilina Sancineti ci conduce per mano in una storia che si svolge agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso, quando l’Italia salì alle cronache internazionali per gli episodi dei profughi albanesi verso le coste pugliesi e quando, in Sicilia vennero uccisi il giudice Falcone con la moglie e la scorta. La protagonista del romanzo, la giovane Mimì, grazie alla felice intuizione dell’autrice, riesce ad aggirare l’ostacolo con eleganza, impostando il suo viaggio nel passato come necessario itinerario di ricerca delle proprie origini. La giovane si riappropria di unidentità completa e complessa che si snoda tra i vicoli di ogni borgo arbaresh e palpita nelle parole di un idioma musicale e sconosciuto, nelle avvolgenti melodie orientaleggianti del rito bizantino, nei profumi di una cucina che sa di festa e nella cromia dell’abito llanbadhor che, lungi dall’essere mero sfoggio folcloristico, accompagna la vita terrena del gentil sesso dalle nozze alla tomba.

Pur non volendoci addentrare troppo sulla trama del romanzo per non svelarne i contenuti e togliere al lettore il gusto del voltar delle pagine per scoprire la narrazione del romanzo, ci limitiamo a citare ciò che in postfazione ci racconta Francesco Marchianò, quando dice: “Non amo leggere i romanzi, sia classici sia moderni, ma questa volta ho fatto uno strappo alla regola in quanto il lavoro che mi è stato presentato per la lettura tratta un argomento a me caro, legato alla mia cultura: il mondo degli Arbereshe, gli Albanesi d’Italia”.

Un pensiero personale che è condivisibile, così com’è il giudizio sul romanzo di Ilina Sancineti che non si può considerare un vero e proprio romanzo fantasy, ma un romanzo ambientato nel nostro tempo appena passato e che ha come location una piccola comunità montuosa della Calabria albanese: San Martino di Finita in provincia di Cosenza.

Per finire vogliamo dare una nota conoscitiva dell’avv. Ilina Sancineti, giovane figura di formazione culturale poliedrica che spazia dalle conoscenze tecniche alla laurea in materie giuridiche, che partecipa con successo a concorsi di poesia e di prosa dove viene, meritatamente, segnalata e menzionata da giurie nazionali e internazionali di rilievo. E’ la nuova scoperta letteraria di una figura che sa tradurre in cantico poetico e in racconti di varia natura, ciò che emerge dalla sua anima.

Salvino Cavallaro

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