Nel cinquantesimo anniversario della scomparsa di Pier Paolo Pasolini, in tutta Italia si intensificano convegni, esposizioni e giornate di studio a lui dedicate. Anche dopo mezzo secolo, il dibattito intorno alla sua figura resta vivissimo: un intellettuale scomodo, la cui eredità continua a provocare divisioni e suscitare fascino, alimentando riflessioni profonde sulla vera natura del suo genio ed estro artistico.
A tal proposito, l’Associazione “Città Invisibili” ha organizzato un evento-incontro venerdì 28 novembre, alle ore 18:00, presso Palazzo D’Amico a Milazzo, per rendere omaggio e spiegare il mondo di Pasolini, uno degli intellettuali più interessanti del Novecento. Per chiarire il suo complicato e suggestivo mondo artistico – fatto di poesia, teatro, narrativa, cinema e molto altro ancora – sono stati chiamati come relatori della serata, quattro docenti dell’Università di Messina: il Prof. Emanuele Broccio, docente di Letteratura italiana contemporanea; la Prof. Katia Trifirò, docente di Discipline dello spettacolo e Metodi quantitativi e scienze interdisciplinari; il Prof. Federico Vitella, docente di Storia del cinema; e la Prof.ssa Daniela Novarese, docente di Storia delle istituzioni politiche italiane ed europee, purtroppo assente a causa di problemi personali.
All’inizio dell’incontro, sono stati portati i saluti dell’amministrazione dall’assessore alla cultura di Milazzo, Lydia Russo, seguiti dal benvenuto della presidente dell’Associazione “Città Invisibili”, Maria Rotuletti. Successivamente, il vicepresidente Alessio Pracanica ha introdotto l’argomento del convegno, sottolineando l’eccezionale unicità di Pasolini, evidentissima non solo nel corso della sua esistenza, ma anche nella tragica e misteriosa scomparsa, avvenuta nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975.
A seguire, a restituirci un’immagine complessa ma ancora vivissima del poeta, la delicata e sensibilissima lectio magistralis del professor Broccio, che ha definito, con morbida precisione, la storia poetica e narrativa di Pasolini: dagli esordi dialettali alla scoperta del mondo delle borgate nella capitale, fino ad arrivare alla consacrazione a vero e proprio Maestro all’interno del complesso e variegato panorama letterario e sociale del Novecento italiano.
Impossibile non citare le liriche più toccanti e famose di Pasolini, pregne di una religiosità profonda e colta e di un attaccamento agli affetti morboso e dolcissimo: Il pianto della scavatrice (1956) e Supplica a mia madre (1962).
Il pianto della scavatrice
Solo l’amare, solo il conoscere/ conta, non l’aver amato,/ non l’aver conosciuto. Dà angoscia/ il vivere di un consumato/ amore. L’anima non cresce più./ Ecco nel calore incantato/ della notte che piena quaggiù/ tra le curve del fiume e le sopite/ visioni della città sparsa di luci,/ scheggia ancora di mille vite,/ disamore, mistero, e miseria/ dei sensi, mi rendono nemiche/ le forme del mondo, che fino a ieri/ erano la mia ragione d’esistere./ […]
Supplica a mia madre
È difficile dire con parole di figlio/ ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio./ Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,/ ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore./ Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:/ è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia./ Sei insostituibile. Per questo è dannata/ alla solitudine la vita che mi hai data./ E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame/ d’amore, dell’amore di corpi senza anima./ Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu/ sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:/ ho passato l’infanzia schiavo di questo senso/ alto, irrimediabile, di un impegno immenso./ Era l’unico modo per sentire la vita,/ l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita./ Sopravviviamo: ed è la confusione/ di una vita rinata fuori dalla ragione./ Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire./ Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…
Come spiegato dalla professoressa Trifirò, Pier Paolo Pasolini non si distinse solo come poeta, ma anche come drammaturgo, autore di sei tragedie in versi realizzate in un periodo sorprendentemente breve, tra il 1966 e il 1967. Attratto dal teatro classico, lo reinterpretò in modo innovativo attraverso quello che può essere definito come un “teatro di lettura”, integrando elementi e tecniche teatrali anche nelle sue opere cinematografiche, analizzate successivamente dal professor Vitella. Il cinema di Pasolini emerge come un affresco intenso e complesso, un neorealismo in cui la poesia occupa una posizione centrale, incastonandosi nel ricco e affascinante contesto dell’età d’oro del cinema italiano.
A conclusione dell’incontro, la presidente Rutelli ha invitato il pubblico a partecipare al prossimo incontro – ancora promosso dall’Associazione “Città Invisibili”, ormai diventata solida realtà culturale milazzese – che si terrà a palazzo D’Amico venerdì 12 dicembre, per la presentazione del romanzo Sei lune e mezza (Affiori, 2025) di Ada Trifirò.
di Anna Maria Geraci
Foto di Vito Riggi (da sinistra a destra: Maria Rotuletti, Katia Trifirò, Alessio Pracanica, Emanuele Broccio, Federico Vitella)
