10 dicembre 1917: l’affondamento della Wien, quando l’Italia scoprì la forza dei MAS grazie a Luigi Rizzo

Nella notte tra il 9 e il 10 dicembre 1917, nelle acque scure e silenziose del Vallone di Muggia, la Marina Militare italiana mise a segno una delle sue imprese più audaci e simboliche della Prima guerra mondiale: l’affondamento della corazzata austro-ungarica Wien. Un colpo di mano preparato con cura, realizzato con mezzi leggeri e coraggio fuori dal comune, destinato a segnare una svolta nel morale della Nazione dopo i mesi difficili seguiti alla rotta di Caporetto.
Il piano: Rizzo e l’arte della “battaglia in porto” – L’azione fu condotta da due MAS (Motoscafi Armati Siluranti), piccole e veloci unità che stavano rivoluzionando la guerra sul mare. Il MAS 9 era agli ordini del tenente di vascello Luigi Rizzo, già ideatore dell’impresa sin dalla primavera precedente; il MAS 13 era affidato al Capo timoniere di 1ª classe Andrea Ferrarini. A protezione, le torpediniere 9PN e 11PN.
Alla base di questa strategia vi era la visione dell’ammiraglio Paolo Thaon di Revel, fautore della cosiddetta battaglia in porto: colpire le grandi navi nemiche direttamente nei loro ancoraggi, dove minore era la possibilità di manovra e massima la vulnerabilità. Revel, aperto alle innovazioni – dall’aviazione ai sommergibili, dai treni armati ai MAS – incoraggiò sin dal 1915 azioni di incursione diretta, e seguì personalmente l’evoluzione dei piani. In una notte del settembre 1917, si spinse persino a poche centinaia di metri dalle ostruzioni triestine, verificando sul posto i dettagli dell’operazione immaginata da Rizzo.
Il 9 dicembre, dopo la partenza da Venezia, l’avvicinamento a Trieste fu un esercizio di pazienza e precisione. Per quasi due ore, gli equipaggi dei due MAS tagliarono a mano i cavi delle ostruzioni che sbarravano l’ingresso, lavorando al buio, a pochi metri dalle postazioni nemiche.

Una volta penetrati nel Vallone di Muggia, i MAS avanzarono a motori elettrici, navigando lentamente per non farsi individuare. Un’ultima ricognizione confermò l’assenza di reti parasiluri nel porto interno: la strada verso la Wien era aperta.

A distanza ravvicinata, i MAS lanciarono i siluri. La corazzata, colpita al centro dello scafo, si capovolse e affondò in pochi minuti. Le reazioni della difesa austro-ungarica furono rapide ma inefficaci: le piccole siluranti sfruttarono il buio e la loro agilità per uscire dal porto e rientrare indenni alla base.
L’affondamento della Wien fu il primo grande successo italiano sul mare durante la Grande Guerra. Non solo dimostrava l’efficacia dei MAS e della tattica della “battaglia in porto”, ma divenne soprattutto un potente segnale di riscatto: l’Italia, provata dalla crisi militare e politica dell’autunno 1917, poteva ancora colpire con audacia e intelligenza.

L’azione venne immediatamente valorizzata dalla comunicazione militare: il coraggio degli equipaggi, la preparazione meticolosa, la capacità di innovare e rischiare divennero simboli della ritrovata determinazione nazionale.L’attacco del 10 dicembre 1917 aprì la strada a un nuovo modo di concepire la guerra navale italiana. I MAS divennero strumenti d’elezione per operazioni rapide e chirurgiche, e lo stesso Rizzo sarebbe tornato alla ribalta l’anno successivo con l’affondamento della corazzata Szent István.

Quanto a Thaon di Revel, la sua visione trovò piena conferma: la battaglia in porto era possibile, e sapeva colpire al cuore anche flotte più imponenti.

L’affondamento della Wien resta, ancora oggi, una delle imprese più celebrate della Marina Militare, emblema di coraggio, ingegno e spirito d’iniziativa in uno dei momenti più critici della storia nazionale.

Il protagonista: Luigi Rizzo, il “nemico invisibile” della flotta austro-ungarica

Il tenente di vascello Luigi Rizzo era già noto negli ambienti della Marina come ufficiale audace, intuitivo e profondamente legato al mare. Nato a Milazzo nel 1887, proveniente da una famiglia di marinai e armatori, aveva sviluppato fin da giovanissimo un rapporto istintivo con la navigazione e una naturale inclinazione al comando.
Arruolatosi nella Regia Marina come ufficiale di complemento, Rizzo si distinse immediatamente per la sua capacità di combinare audacia e freddezza operativa. Durante la Grande Guerra fu tra i primi a comprendere il potenziale dei MAS, mezzi leggeri e veloci che offrivano un nuovo modo di colpire le grandi unità nemiche.
L’azione contro la Wien, da lui ideata già nella primavera del 1917 e perfezionata nei mesi successivi, lo consacrò come uno dei più brillanti ufficiali della Marina italiana. Ma il suo nome sarebbe diventato leggendario l’anno successivo, quando, al comando del MAS 15, affondò la corazzata austro-ungarica Szent István (10 giugno 1918), uno degli episodi navali più celebri della guerra.
Decorato con due Medaglie d’Oro al Valor Militare, Rizzo divenne l’emblema del coraggio italiano sul mare. Dopo la guerra continuò a servire il Paese come ufficiale e, successivamente, come presidente del Lloyd Triestino. Morì nel 1951, lasciando un’eredità di eroismo, ingegno e spirito d’iniziativa che ancora oggi la Marina Militare celebra.

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