Furia impetuosa della natura che ha creato incredibili momenti di terrore tra Sicilia, Calabria e Sardegna. Sono stati giorni che mi hanno fatto stare molto vicino con il pensiero alle popolazioni colpite dalla violenza inaudita del vento e del mare, che hanno spazzato via ogni cosa. Per fortuna non ci sono stati danni tali da creare preoccupazioni verso le persone, tuttavia, le oltre 48 ore di violenti raffiche di vento, di pioggia e del mare fuoriuscito dal suo habitat naturale, hanno creato veri e propri disastri alle campagne, ai raccolti, alle colture, alle case costruite vicine al mare, alle barche e ai sistemi galleggianti.
E ho pensato a Milazzo, alla mia gente, ai miei luoghi del cuore, che, a quanto mi è stato riferito, rispetto alla parte del mar Ionio inteso tra Messina e Catania, nonostante la grande paura non ha creato particolari criticità. Riferiscono che a Milazzo sia stata colpito maggiormente il litorale di Levante con la Marina Garibaldi allagata dal mare e la zona Marinara di Vaccarella che, soprattutto nella parte prospiciente la Chiesa di Santa Maria Maggiore, là dove esisteva il porticciolo per l’attracco di navi, catamarani e barche di varia dimensione, compresa una casa galleggiante che fungeva da ufficio, oggi non esiste più nulla. Tutto è stato travolto dal vento e dalle altissime onde del mare in burrasca. Fa davvero male tutto questo, anche alla luce della grave perdita economica che si rifletterà inevitabilmente, non solo sulla proprietà privata di quell’angolo di Milazzo così caratteristico nella sua fattispecie, ma anche per l’importanza turistica che produceva. E’ stato come un brutto sogno in cui ti risvegli attonito, impaurito, mentre poi realizzi amaramente che è stata realtà, non fantascienza. E così, nonostante la lontananza, mi sono sentito particolarmente vicino a Milazzo, alla mia gente, ai miei luoghi del cuore ispiratori di momenti letterari, ricordi e amabili pensieri sempre legati alle mie radici.
Alla luce di quanto detto, tra le varie notizie che mi sono giunte da Milazzo, ho seguito anche vari post sui social, particolarmente ricchi di immagini, pensieri e riflessioni profonde. Tra queste ho apprezzato quelle riportate da Davide Patti, il giovane cantante milazzese che così ha scritto: “Chi mi conosce sa quanto io ami la profondità di Giacomo Leopardi; per questo, vedendo la nostra isola sferzata da vento e pioggia in questi giorni, non posso fare a meno di tornare alle sue pagine. Come scriveva Leopardi nel suo “Dialogo della Natura e di un Islandese”, la Natura segue il suo corso spesso indifferente alle nostre vicende: “Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra?….se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei”. E Come leggiamo ne “La quiete dopo la tempesta” – scrive il giovane Davide Patti – “Passata è la tempesta, odo augelli far festa, e la gallina, tornata in su la via, che ripete il suo verso”. Un pensiero a tutti i siciliani che stanno affrontando i disagi di queste ore. Teniamo duro: la luce e la quiete sono già in cammino.
Ecco, queste considerazioni così profonde del giovane cantante Davide Patti, mi hanno riportato al pensiero di come la grande poesia possa in certi momenti di vita fungere da anestetico, da vera e propria terapia capace di farci rialzare, anche dopo repentine cadute provocate da una natura così minacciosa quanto dilagante in quel – “seguire il suo corso, spesso indifferente alle nostre vicende” di leopardiana memoria. Momenti culturali e rimembranze scolastiche che si sono intersecati tra profondità di pensiero intellettuale e giorni di legittima paura. Pensieri armoniosi che vanno ben oltre lo squallore materiale e superficiale, in cui, attraverso gli immancabili telefonini, abbiamo visto tante persone che ritraggono (rischiando la propria incolumità) i momenti in cui la natura sprigiona tutta la sua forza distruttiva. Assurdo. Comportamento inaccettabile!
E allora rifugiamoci nel pensiero che nella vita è vitale restare uniti, specialmente nel momento del bisogno. Anche attraverso la grande letteratura senza tempo.
Salvino Cavallaro
