Intervista a Lorenzo Caragliano, l’ebanista filosofo di Milazzo

Chiami a casa un professionista artigiano del legno per lavori da eseguire, e ti accorgi, come spesso succede, che dietro quell’opera da protagonista c’è tutta una storia da raccontare. E’ la narrazione di vita personale, il percorso umano e le relative emozioni che subito ti conquistano e ti fanno pensare come sempre che proprio da chi in genere non ha voce mediatica, nascono le riflessioni più belle, più importanti, più rilevanti dal punto di vista umano. Lorenzo Caragliano è un ebanista artigiano specializzato nell’esecuzione dei lavori in ebano e in altri legni pregiati – che fa anche il falegname. A Milazzo tutti pensano che io sia un artigiano falegname, ma in realtà la mia vera professione è quella di ebanista. Io costruisco mobili con le mie mani”Lorenzo è orgoglioso di questa sua arte e ne parla con quella loquacità capace di scorrere come un fiume in piena, mentre poi, poco per volta, si apre in visioni e pensieri filosofici di vita che ti lasciano a bocca aperta. Chi mi segue ormai da anni, sa quanto sono attratto da queste persone capaci di lasciarti dentro il segno indelebile di un incontro che incide l’anima. Così ho proposto a Lorenzo di rilasciarmi questa intervista che sicuramente, cari lettori, riuscirà a interessare anche voi come esempio di grande volontà professionale e attaccamento ai valori umani.

Chi è Lorenzo Caragliano?
“E’ una persona molto responsabile, cresciuto in una famiglia modesta con dei sani valori e principi.”

Lei è un ebanista. Come nasce la sua passione per costruire mobili?
“Sì, sono un ebanista, figlio di nipoti e pronipoti artigiani ebanisti. Da piccolo andavo da papà, gli facevo compagnia e avevo la passione di piantare dei chiodi in tutte le tavole che trovavo. Ricordo che erano più le volte che davo i colpi di martello sul dito, piuttosto che sulla testa del chiodo.”  

Lei si è laureato in Economia e Commercio, eppure ha preferito continuare nel mondo del legno e dell’artigianato. Perché?
Non è che ho accantonato la laurea, visto che ho studiato molto e con grande passione per ottenerla, prefissandomi anche degli obiettivi da raggiungere fin dal momento in cui mi sono iscritto all’Università di Messina. Purtroppo, ci sono state un insieme di cose che mi hanno portato a questo percorso di vita, tra le quali il sopraggiungere di problemi famigliari, la morte di mio padre e anche perché essendo figlio di un falegname, quando facevo i concorsi molto probabilmente i miei elaborati andavano nelle mani degli altri…..

Signor Caragliano, lei ha realizzato una splendida cornice della tela raffigurante Santa Lucia condotta al martirio. Ce ne vuole parlare?
“Diciamo che non è la prima opera che realizzo per conto dell’Associazione Sicilia Antica di Milazzo, che cerca di recuperare e valorizzare quelli che sono i Beni Patrimoniali, culturali e storici della nostra città. Ho iniziato in primis con un altro manufatto che, praticamente, si trova presso il Duomo di Milazzo, ed è il quadro di San Nicola con la sua vita. In quel caso ho fatto la riproduzione millimetrica di quel quadro che è stato posto in un’altra icona. Poi sono stato investito di questo lavoro ed ho visto le problematiche che c’erano, considerato che i montaggi nelle zone storiche e beni patrimoniali hanno delle particolari esigenze, mi è venuto il lampo di idea di fare una cornice per tenere sospesa questa tela. E così è venuto un ottimo lavoro.”

E’ vero che con la sua sensibilità riesce ad avere con il legno un rapporto speciale fatto di relazione, capace di infiltrarsi nell’anima? Dico questo perché ho visto con quale accuratezza,modella e accarezza il legno quando lo lavora.
Il legno è un elemento vivo, fondamentale per l’uomo fin dai tempi della preistoria in quanto forniva riparo, calore e anche benessere. Dal punto di vista affettivo il legno è un qualcosa di speciale per me, perché considerato che da un asse di legno e quindi di immobile si realizza qualcosa di vivo che prende forma nelle sue varie sfumature in natura, beh, direi che la cosa più bella per me è vedere l’opera finita. E’ un’emozione.”

Lorenzo, cosa pensa del mondo che sta fuori le mura della sua falegnameria?
Purtroppo è un mondo in bianco e nero, senza colori e privo di affetti. Molto spesso ci guardiamo intorno e vediamo persone fredde, persone che tendono a godere delle disgrazie e disavventure degli altri. E quando a volte si potrebbe tendere la mano per dare un po’ di sollievo al prossimo, altro non facciamo che in sostituzione di dare una mano, diamo loro un calcio. Penso che il mondo potrebbe essere un posto migliore, se noi essere animali e non umani, fossimo un tantino più umani. Scusate il bisticcio di parole, ma è proprio così.

E’ vero che lei mette sempre al centro l’uomo in quanto tale e capace di fare emergere il bene e il male?
“Senza dubbio l’uomo è al centro dell’universo, perché noi prendiamo spunto dal passato per migliorare il presente e dare un futuro al futuro.”

A proposito, qual è la sua definizione del bene e del male?
Il bene è un qualcosa che si dona. Una persona se fa del bene dà una parte di sé. Il male altro non è che togliere quella parte di sé agli altri.

Lorenzo, ci sono momenti nella sua vita in cui è colto da rimpianti?
“Quello sì. Penso che per tutti noi esseri umani la parola “se” sia considerata come qualcosa capace di farci pensare che per vivere meglio dovremmo vivere due volte la stessa vita, in modo tale da correggere gli errori che io non definirei errori ma, più semplicemente, piccoli problemi da risolvere e correggere.”

I suoi primi 58 anni di vita, possono essere la ripartenza verso obiettivi ancora da raggiungere?
Per me ogni giorno è una ripartenza. Ogni mattina quando mi alzo e mi reco in falegnameria, vado al bar a prendere un caffè, incontro qualche amico e scambiamo alcune parole, è sempre una ripartenza.

Lorenzo, qual è il sogno chiuso nel suo cofanetto di legno pregiato?
“Dentro quel cofanetto sono ancora racchiusi tanti sogni. Tra questi, c’è quello di riuscire a trasmettere un po’ della mia persona a qualcuno che riesce a cogliere quel poco di buono che c’è in me.

Salvino Cavallaro

               

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