UN EVENTO STORICO NELL’OASI DI SAN PIER NICETO

San Pier Niceto, il comune dell’entroterra tirrenico della provincia di Messina a una trentina chilometri dalla città capoluogo, si segnala viepiù come luogo accogliente, aperto, luminoso, ricco di splendori artistici – le sue dieci chiese, perlopiù settecentesche, conservano affreschi, statue, altari barocchi di eccezionale bellezza – e di incantevoli paesaggi naturali.

Ieri sera, a incrementarne il fascino, vi è si è svolto un evento che scavalca di fatto ogni altra contingenza locale, messinese e siciliana, per proiettarsi decisamente nella storia: l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Domenico Nastasi, su impulso, in ispecie, dell’assessore alla cultura Giuseppe Ruggeri, ha concesso all’unanimità la cittadinanza ordinaria allo scrittore, artista e drammaturgo Emilio Isgrò, noto in Italia e all’estero, anche per la rivoluzione delle famose «cancellature». Quanto dire, in primis, che San Pier Niceto ha acquisito di fatto, con questa iniziativa, una rilevanza internazionale.

L’eccezionale artista Emilio Isgrò vanta – lo ha fatto anche ieri sera – origini sampietresi, dacché sampiroto era il padre e a San Peri egli stesso, nato a Barcellona Pozzo di Gotto, ha vissuto la sua infanzia fino all’adolescenza a contatto col nonno di cui porta il nome, un barcellonese invero, ma sposato con una sampirota e divenuto, dunque, cittadino di San Pier Niceto. Dalla frequentazione col nonno molto arguto e dotato di ironia, ma anche dai colori, dalle voci e dai sentimenti palpabili della comunità sampietrese, Isgrò dice di aver tratto non pochi stimoli per la sua crescita. Già a sei-sette anni, in effetti, come ha riferito in un sapido intervento l’amico Sottile Zumbo, Emilio, alla domanda di un suo amico che gli chiedeva cosa facesse, rispose prontamente: «Io faccio il poeta».

Il Maestro è stato presentato da una qualificata giuria coordinata, con intelligenza, dal noto giornalista della “Gazzetta del Sud” Vincenzo Bonaventura, nella settecentesca Chiesa di San Francesco, attigua al Palazzo comunale, ragguardevole anche per l’altare dalle volute barocche e per gli affreschi spettacolari della volta.

Si sono apprezzati gli interventi a) dell’architetto Nino Sottile Zumbo che ha rievocato particolari illuminanti della vita di San Pier Niceto nei primi decenni del secolo scorso e della formazione sampietrese dello stesso Sgrò; b) del critico milanese Gino Di Maggio che si è soffermato sul poeta Emilio Isgrò e sulla sua cerchia di amici poeti degli anni Trenta tra Roma e Milano (Quasimodo e Pasolini compresi); c) della professoressa Valentina Certo che da storica dell’arte ha evidenziato il linguaggio artistico-culturale delle «cancellature», d) della professoressa Antonella Nuccio il cui libro sulla “Società operaia di San Pier Niceto” ha propiziato il ritorno in paese di Emilio Isgrò.

In verità, gli astanti hanno potuto constatare che San Pier Niceto non produce solo olio e vino ma anche cervelli eccezionali (di cui i sampietresi possono menare sicuramente vanto). Si direbbe, peraltro, ad onor di cronaca, che la narrazione di e su San Peri stia cambiando in meglio.

La cerimonia conclusiva nell’aula del Consiglio comunale, in cui si è ratificata la concessione della cittadinanza onoraria di San Pier Niceto a Emilio Isgrò, ha chiuso in bellezza, tra un mare di applausi, la bellissima serata.

Giuseppe Rando

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