ORTO BOTANICO – IL MILAZZESE TRA MARE E TERRA – BIODIVERSITA’ A RISCHIO

ORTO BOTANICO – IL MILAZZESE TRA MARE E TERRA – BIODIVERSITA’ A RISCHIO

Bilancio positivo per la “due giorni” dell’Orto Botanico Pietro Castelli dell’Università di Messina di questo fine settimana.

L’iniziativa, ideata e curata dalla Direttrice dell’Orto Botanico prof.ssa Rosella Picone e dal prof. Alessandro Crisafulli, titolata “Il Milazzese tra mare e terra: biodiversità a rischio”, ha dato l’ opportunità ai visitatori, in una mostra fotografica esposta nei viali dell’Orto, di vedere bellissime foto di pesci marini presenti nel litorale sabbioso del milazzese e uccelli  che frequentano le  aree umide ricadenti nei comuni di Pace del Mela, San Pier Niceto, Monforte San Giorgio, Torregrotta, Valdina e Venetico. Ha completato l’esposizione nei viali dell’Orto Botanico una collezione di piante rare e a rischio di estinzione del pantano di San Biagio, uno tra gli ultimi ambienti umidi della fascia costiera peloritana sopravvissuti alla pressione antropica.

L’illustrazione di questo importante patrimonio naturalistico è stata curata dal naturalista Mario Crisafulli per la flora, dal geologo Antonio Torre per l’avifauna e dal biologo Giancarlo Torre per i pesci e i fondali.

Le conferenze che si sono svolte nelle due giornate, durante le quali non sono mancati momenti di interazione con un attento pubblico, hanno messo in evidenza numerosi aspetti naturalistici assolutamente peculiari e importanti, anche con suggestive immagini aeree da drone e ricostruzioni 3D appositamente realizzate dal biologo Fabio Raimondo.

Per il Pantano di San Biagio (San Pier Niceto), interessato, come tutta l’area, dal particolare fenomeno delle acque risorgive noto fin dall’antichità (Plinio il Vecchio, 77 d.C.), sono state descritte 14 specie floristiche rare e a “rischio di estinzione” legate all’ambiente umido, fra cui ha destato particolarmente interesse l’affascinante Giaggiolo acquatico (Iris pseudacorus), specie presente come unica stazione del distretto floristico Peloritano, in lista rossa categoria VU – vulnerabile.

Per l’avifauna, fra le numerose specie di trampolieri e anatidi in sosta in tutta l’area umida durante la migrazione sono risultate particolarmente degne di attenzione la presenza della Cicogna nera, registrata per contrada Vina – Torregrotta, e della Moretta tabaccata, anatra in lista rossa IUCN come “minacciata”, osservata presso i laghetti di Torregrotta-Valdina-Venetico, dove è stata anche accertata la preziosa nidificazione di aironi come la Sgarza ciuffetto e il Tarabusino.

Infine, per i pesci dei fondali sabbiosi, fra la straordinaria ricchezza di biodiversità emersa e le numerose cose singolari descritte, come i fenomeni di mimetismo e di mutualismo fra le specie, sono risultati particolarmente interessanti e curiose la livrea del pesce pappagallo o del pesce ago, e la presenza dell’anguilla, specie in forte regressione in tutta Europa, caratterizzata, anche per le popolazioni della nostra area, da un singolare ciclo vitale: dagli alti corsi delle fiumare Muto e Niceto gli individui maturi raggiungono il mare e attraverso l’oceano atlantico il mare dei Sargassi in America, dove avviene la riproduzione; le giovani anguille, successivamente fanno “il viaggio di ritorno” verso le nostre acque costiere prima, e fino alle acque dolci degli alti corsi del Muto e del Niceto dopo.

Ci auguriamo che queste due giornate rappresentino un punto di partenza per avviare un confronto con gli enti preposti e gli amministratori del territorio al fine della salvaguardia di tali aree umide, così ricche di specie sempre più minacciate dalla pressione antropica.

 

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