Ho visto due volte l’opera cinematografica di Cristopher Nolan: ODISSEA
La prima volta con curiosità e meraviglia, la seconda a breve distanza, con la consapevolezza di vivere dentro a questa riproduzione, immersa nello schermo come fossi in una sala 3D.
L’Iliade e l’Odissea sono stati il mio nutrimento, come per tanti, una linfa che ci appartiene, ho letto i testi dei Poemi Epici, chissà quante volte, ai miei allievi e con assoluta certezza dico che mai ho trasmesso le stesse emozioni, gli stessi messaggi, essi si arricchivano, si adattavano, si connettevano con gli allievi negli anni, sempre nuovi, sempre diversi.
L’Odissea di Nolan è una meravigliosa opera d’Arte, figlia di questo secolo che ha impressionato ammiratori e denigratori, travolgendoli: i social si affollano di recensioni, le sale cinematografiche registrano il pienone ogni sera sin dalla prima proiezione. Non è una moda, non è una manifestazione “contro o pro”, l’ODISSEA di Nolan è un grido alle coscienze intorpidite, un invito all’introspezione, all’analisi del proprio Ego. Nolan ha assimilato così profondamente lo spirito del grande poema epico e lo ha rivisitato secondo i tempi terribili che stiamo vivendo.
Quanti rimaneggiamenti e cambiamenti avrà attraversato l’Odissea che è giunta a noi? Quello che ci è rimasto dentro è lo spirito, l’uomo, la Storia.
Christopher Nolan apre la sua pellicola con un araldo che solennemente introduce la “mappa dell’opera”: Un viso, una flotta, un inganno, una guerra, un uomo. C’è tutto in questi simboli.
Mi sono chiesta perché la prima parola fosse un viso, e mi sono detta che non poteva essere che quello di Penelope, motore di tutta l’Odissea. Lei è quella metà e meta cui tende Ulisse per riscattarsi, bisogna proprio ringraziare Nolan per aver attribuito a Penelope il valore della Regina, della donna decisa e senza cedimenti, della madre, della sposa innamorata… per le nuove generazioni che volessero ancora ispirarsi.
L’interpretazione di Anne Hathaway è superba.
Sfogliando l’album delle donne che Nolan ci presenta, ciascuna di esse simboleggia un duplice valore, una virtù: Calipso è oblio e memoria, entrambe vitali per guarire. Bellissima l’attrice Charlize Theron, scelta magistrale, bella come una conchiglia che, ascoltandola, emette suoni e richiami… e lo stesso Odisseo in quella cornice iniziatica appare come l’uomo in cerca di purificazione.
Circe, interpretata da Samantha Morton vincitrice di due premi BAFTA e candidata a due premi oscar, altro colpo d’artista, una maga dal duplice simbolo, vittima dell’orrore della guerra, come un vasaio dall’argilla estrae l’essenza brutale degli uomini, della loro miseria, e simbolo di pietas nel restituire loro la forma umana e nell’indirizzare Ulisse a visitare gli inferi per trovare risposte.
Athena interpretata da Zendaya M.S. Coleman, quella ragione, quell’intelligenza che non ammette superbia, come l’immagine stessa di cui Nolan veste la dea, dolente nell’espressione per l’uso che gli uomini fanno dell’intelligenza, del sapere stesso; nel film diviene guida, veicolo di comprensione del divino –Ulisse “ gli dei parlano un linguaggio incomprensibile agli uomini; Athena” è incomprensibile un tuono ? È incomprensibile il pianto , il dolore”?
È un dialogo che induce a riflettere sull’essenza del Divino, sulla Fede, sono parole profonde che scavano e risvegliano le Coscienze.
Per me protagonista vera di quest’opera è proprio la parola, la parola del Mito, capace di parlare attraverso i secoli a chi lo sa accogliere. QUESTA è la grandezza di Nolan.
Elena di colore, pietra dello scandalo per coloro che manifestano contro ogni forma di razzismo, che gridano all’inclusione e poi rigettano un’Elena nera, appellandosi alla Elena dalle bianche braccia… e se le bianche braccia avessero simboleggiato il privilegio dalla fatica? La parola leucos possiede tante accezioni e tante altre ne può assumere. Elena, che, sia in Omero che nelle tante versioni, è capro espiatorio di una guerra atroce, è anche quel viso che l’araldo annuncia, sfregiato da un inganno, duplice, quello di essere ritenuta colpevole, e dall’Inganno del cavallo Idea di un uomo, idea di Odisseo. Volutamente brevi, ma incisive metafore le due apparizioni dell’attrice Lupita Nyong’o, nel ruolo di Elena, e in quello di Clitennestra, sorella gemella, nell’atto di accogliere il re Agamennone e di elargirgli “i meritati onori”.
Agamennone, coperto da una gigantesca armatura, quasi sempre ripreso di spalle, sembra, è di fatto, simbolo del Male, una figura cui Nolan non da parola, ma incide nelle menti a fuoco: su di lui ricade la fine dei Troiani, la caduta di una civiltà e l’inganno stesso del cavallo perpetrato da Odisseo; indimenticabili le parole di Ulisse nella notte prima di partire per la guerra, alla sua Penelope, il potere esige sacrificio… Agamennone ha sacrificato la figlia per avere venti favorevoli, se io non partissi, vorrebbe nostro figlio.
Quello che si assimila durante la visione è quanto mai attuale, quanto mai spaventoso correlato alla nostra epoca in cui l’intelligenza artificiale serpeggia e si impadronisce come una peste, è un potere invisibile, silenzioso, che manipola le menti umane.
Nel testo greco, nei primi versi c’è un verbo in forma passiva “Ulisse fu sbattuto (planchthè). Ulisse e non solo per volontà degli dei, fu costretto a viaggiare, e tutto il poema è costruito sulle ragioni di questa nemesi per punire la hybris, questa visione la ritroviamo nel film di Nolan pur con un limitato protagonismo divino.
Christopher Nolan, torno a ripetere, non rimaneggia l’Odissea, si ispira liberamente al poema Omerico, ne compone uno tutto suo.Non falsa il poema che è giunto a noi dopo secoli di revisioni e interpretazioni attraverso il canto degli aedi; Nolan, nella sua riscrittura del Mito, compone un’opera viva, grazie alle riprese con pellicola IMAX, riducendo gli artifici digitali, quanto possibile e presentando scenari da brivido, da forte impatto visivo e suggestivo, quasi tattili e immersivi: le isole Eolie rese primitive, il mare è vivo con il suo sciabordio e le sue tempeste, i tramonti, gli isolotti e le Sirene, rese visibili e invisibili figure umane che diventano una delle scene più struggenti nelle parole che Ulisse riferisce a Euriloco, sempre la parola è fulcro in quest’opera cinematografica:
Euriloco: “com’era il canto delle Sirene?
Ulisse: “Tutte le cose che avresti voluto essere e tutte le cose che non avresti mai voluto desiderare, quello che avevi già e che hai perso… erano le promesse che non sono riuscito a mantenere”.
I Miti vivono nella misura in cui riusciamo a dialogare con essi.
Christopher Nolan nella sua lettura mitopoietica è riuscito a dare linfa nuova, vitale al Mito di Odisseo.
Se poi milioni di persone, dopo aver visto il film, hanno sentito il desiderio di rileggere l’Odissea o di leggerla per la prima volta e sono scaturite altrettante recensioni tutte diverse, di lode, di ammirazione, di critica spietata e assurda, significa che il Mito attraverso Nolan non ha parlato, ha urlato, è stato un vero terremoto!
Sono dubbiosa se parlarne ancora, perché come risulta limitante parafrasare le poesie, quelle belle, che devono essere lette e sentite, allo stesso modo l’Odissea di Nolan deve essere vista e “vissuta”.
Ma di Odisseo, interpretato da Matt Damon, voglio dire ancora: ritrovo l’Ulisse dantesco, in quello di Nolan quell’Ulisse dell’, orazion picciola” con cui Ulisse incita i compagni “al folle volo”, e le sue parole, se intese senza arroganza, corrispondono a quel Ad Maiora che rivolgiamo a coloro che amiamo perché seguano “virtute e conoscenza”. Ecco perché ritengo che il Mito parli a ciascuno secondo i tempi e le circostanze e se Nolan ci propone un Odisseo alla ricerca della sua psiche, provato e temprato dai suoi errori e dal male che ogni guerra, in ogni epoca genera, è perché sente il bisogno di scuotere le coscienze ora che l’uomo sfugge al “timore di Dio”.
E se gli dei in quest’Odissea non hanno loco, c’è qualcosa di più: la saggezza, la fedeltà di Eumeo, come guida per Telemaco, (bravissimo Tom Holland) un figlio che cresce e si nutre dei ricordi trasmessi da coloro che lo hanno amato, della speranza di riabbracciarlo; c’è Penelope, la sua forza, il suo amore di Sposa, Madre e Regina, c’è il ritorno di Odisseo forte della sua ritrovata “umanità”, dei suoi limiti… ne abbiamo proprio bisogno in questi tempi veloci, senza spazio per pensare, ma solo per fare; c’è l’Uomo che nel momento in cui Troia Brucia, in quel momento prende coscienza delle conseguenze del suo agire, del tragico orrore della guerra.
Riporto uno stralcio del dialogo di Ulisse mendicante con la regina Penelope “e se Ulisse non è come lo ricordi? Se avesse perso la strada… se avesse capito in quella notte di orrore e di morte che cosa avesse fatto, se avesse capito di aver infranto la legge di Zeus?
Grandiosa l’ODISSEA di Christopher Nolan e non solo per il meraviglioso impianto cinematografico che ci presenta, ma per averci ricordato. attraverso il Mito, come l’uomo abbia infranto la legge di Dio, che, come Ulisse abbia perso l’anima e come possa recuperarla.
La visione dell’Odissea di Christopher Nolan non è più epica, ma drammatica e tragica nell’interpretazione di un Ulisse, consapevole e responsabile dei propri errori, lo stesso cavallo di Troia non è strumento di vittoria, ma origine dei mali.
Siamo liberi di esprimere certo i nostri giudizi, le nostre critiche, ma credo non nell’ottica del confronto con l’Odissea omerica, assolutamente no, perché il Regista si è liberamente ispirato all’Odissea e ha creato un’Opera cinematografia sua, unica, diversa.
Rita Chillemi
