L’attesa era grande in quella serata di fine agosto a Tindari, ma a dare questa sensazione intensa non era solo il persistente scirocco, che a mala pena alleviava la calura fra le antiche pietre del Gymnasium. E neppure la luna rossa che manteneva ancora il colore di sangue dell’eclisse di alcune ore prima.
Gli spettatori attendevano un dramma titanico, annunciato, dal confronto, (scontro?) fra due geni che hanno rappresentato in ambiti e con mezzi apparentemente lontani, cambiamenti culturali, radicali, e fondamentali.
Il testo di Renè de Cecatty, in prima lettura, ha dato vita a questo capolavoro teatrale da un’idea del direttore Antonio Calbi presso l’Istituto italiano di cultura di Parigi.
La traduzione italiana di Francesco Bergamasco è andata in scena il 28 agosto nella splendida Prima nazionale di Tindari Festival 70 – 2026.
Un capolavoro teatrale che il regista e attore interprete di Galileo Galilei, Maximilian Nisi affida anche alla forza interpretativa di Viola Graziosi per rappresentare Artemisia Gentileschi.
Viola Graziosi, interprete della trilogia classica “Clitemnestra-Medea -Circe” di Luciano Violante, per cui le è stato conferito il Premio Ipazia-Eccellenza al femminile (2024), pluripremiata come Actress of Europe, possiede una vis espressiva di forte impatto emotivo nell’immedesimarsi nel ruolo, in una vera metamorfosi.
IL CIELO e IL SANGUE fa rivivere un immaginario rapporto di amicizia, e di confronto tra due personalità di massima rilevanza storico-culturale, a dimostrazione che la Scienza e l’Arte sono indissolubilmente legate nelle fondamenta etiche e storiche.
Sono due gli interpreti protagonisti, ma i loro incontri, i loro confronti e la loro intesa sono così pregni di vita che sulla scena altamente drammatica e di forte impatto realista, allo spettatore sembrano scorrere personaggi, drammi, verità negate, passioni, cecità, dolori di secoli.
L’incipit che esplode nell’attesa ha l’effetto di un fulmine improvviso, come un urlo lacerante per lo spettatore: Viola nei panni di Artemisia Gentileschi descrive in modo nudo, crudo e aberrante lo stupro che l’artista subì all’età di 17 anni, da parte di Agostino Tassi.
Viola Graziosi da così voce al dramma di Artemisia Gentileschi , con un dolore ancestrale come se riportasse sulla scena la violenza di Proserpina, la violenza sulla Natura ad opera del re dell’Ade, la violenza sulla donna.
Ed è da quel momento che Artemisia, dal talento spiccato per la pittura, della Scuola Caravaggesca , trasforma la sua vita in una appassionata guerra di riscatto dell’artista e della Donna, facendo dello stupro subito la sua bandiera, divenendo antesignana di una battaglia contro la violenza di genere e contro ogni genere di violenza.
È Maximilian Nisi, diplomato alla Scuola del Teatro d’Europa diretta da Giorgio Streheler , perfezionatosi al Teatro di Luca Ronconi, dal 2024 Direttore artistico del Festival di Borgio Verezzi, regista della pièce teatrale, a dare voce a Galileo Galilei, astronomo, filosofo, matematico e scrittore vissuto nello stesso secolo di Artemisia , nel 1600., una voce carica di conflitto, di tensione e di introspezione .
De Cecatty immagina diversi incontri tra la Pittrice e l’Uomo che ha definito il Metodo scientifico, dai quali scaturisce un confronto che lungo gli anni dei loro processi paralleli, ma distanti, attraverso i loro vissuti incisi dal dolore e dalle offese sopportate matura in una comprensione reciproca un’intesa.
Galileo Galilei, il padre della scienza moderna, confutando Aristotele e Copernico, seguì Tolomeo e Keplero, e con l’invenzione del Cannocchiale studiò il cielo rivoluzionando le certezze che la Chiesa stessa affermava.
Maximilian Nisi incarna il personaggio di Galileo, nella complessità del suo pensiero, padrone di una personalità pacata, riflessiva e al contempo tormentata. Gli incontri dei diversi momenti nella Roma del 1660,con l’Artista Artemisia Gentileschi si intessono in un dialogo che tocca il pathos di due vite vissute nella colpa che non avevano commesso, vissute nella tensione di doversi giustificare e difendere dinnanzi al falso ordine dei giudici.
Artemisia, alla ricerca della sua identità, della sua verità, con la forza che solo la donna sa esternare, cerca di essere da sprone a Galileo, convinto invece che l’abiura sia l’unico modo per salvare la sua Scienza, quella stessa che non avrebbe taciuto nei secoli futuri… ma Artemisia stessa non si libererà mai dall’onta del processo che fu vergogna per lei e per tutta la sua famiglia.
L’interpretazione di Galileo e di Artemisia non avrebbe potuto essere affidata ad altri attori: Maximilian Nisi e Viola Graziosi hanno incarnato i personaggi facendo rivivere al pubblico gli interrogativi e la rabbia per ogni forma di rifiuto e per ogni forma emarginazione
L’incontro diventa scontro per far rivivere quella brama di luce che i due Geni cercarono e il dialogo diventa vita vera in cui i protagonisti lottano con le armi dell’Arte figurativa e della Scienza con la passione che li infiamma, forti della loro verità.
Galileo sceglie di accettare la condanna nel silenzio e nella cecità; ma crebbe il suo desiderio di ricerca assieme alla certezza che le sue scoperte sarebbero state la verità per le future generazioni
Artemisia, subì il dolore di non essere una figlia amata dal padre non solo per l’onta arrecata alla famiglia, ma perché la sua mano era di magistrale bravura, superiore all’arte del padre.
Nei dialoghi i due attori descrivono la loro arte e Artemisia nella plasticità unica di Viola Graziosi dipinge a parole la testa di Oloferne, il sangue che stilla goccia a goccia, i suoi dipinti hanno il volto dello stupro da lei subito, la sua forza interpretativa da voce alla stessa forza che in Artemisia crebbe per combattere contro ogni violenza, attingendo nel sangue il suo pennello.
La forza del Logos, della parola è sublime in entrambi, in un mondo che continua a soffrire di bigottismo
Indimenticabili Viola Graziosi che con voluttà e orgoglio afferma di non volere concessione al riconoscimento della sua Arte, perché le spetta di diritto per la sua eccellenza, lei veggente nell’immediatezza dell’Arte.
E Maximilian Nisi, che si dimena tra i la necessità del mentire e la certezza della sua Verità, del suo metodo che sarà eterno.
Entrambi geni e specchio di se stessi
Non era stracolmo quel Gymnasium incantevole con la luna rossa complice e solidale di quel Cielo e di quel Sangue e io mi sono chiesta se in quel luogo ,in cui la luna fu presente ricoperta di rosso, con quel cielo che conserva verità e mistero, non avrebbero dovuto esserci i giovani sempre pronti ad ogni manifestazione contro la violenza, le Associazioni femminili e tutti coloro che si effigiano di etichette contro la violenza e l’ignoranza, non avrebbero dovuto essere straripanti…
Ha chiuso così Tindari Festival 70 – 2026 con IL CIELO E IL SANGUE che ha scosso il pubblico, ha lanciato un messaggio più forte di un terremoto: è nelle nostre radici culturali, nella Scienza e nell’Arte che va cercata la forza per combattere ogni forma di violenza.
Rita Chillemi
