Quest’estate ho avuto la fortuna di fermarmi.
Di respirare a pieni polmoni.
Di guardare la mia famiglia negli occhi
e godermi vacanze attese troppo a lungo.
In Sicilia, la mia terra,
la spiaggia si riempie in un attimo.
I bambini, in vacanza già da giugno,
non s t a n n o solo c o n i nonni.
Qui, è come se tutta la spiaggia fosse una madre:
gli anziani giocano, ascoltano,
offrono una fetta d’anguria,
un biscotto,
u n a c a r e z z a .
Guardo le mie figlie e penso che qui,
nel tempo di un’estate,
non s o n o soltanto mie.
Sono anche un po’ figlie di tutti.
E il cuore, inevitabilmente,
si stringe.
Perché so che, altrove, non è così.
Lionel, 14 anni,
v e n d e bibite e dolci fino a n o t t e
per aiutare la madre rimasta ad Haiti.
Farid, adolescente afghano,
è partito da solo,
fuggendo la minaccia dei talebani.
In Yemen, bambini muoiono in silenzio,
travolti da guerre nate dall’ignoranza.
In Congo, non giocano ai soldatini:
d i v e n t a n o soldati veri.
Chi mai avrebbe paura di un bambino?
Non è forse l’innocenza fatta carne?
A Gaza, bambini affamati di proposito.
“Non è un genocidio”, ‘, ci dicono.
A chi lo nega, manca soltanto
il baffo di rito.
Questi bambini sono qui.
Sotto i nostri occhi.
Ci indigniamo, sì,
m a piano.
Senza alzare troppo la voce.
Non sia mai che bussino anche qui.
Abbiamo già abbastanza problemi, no?
Sì, da soli non cambiamo il mondo.
Ma il nostro silenzio, la nostra obbedienza,
s o n o m a t t o n i invisibili
c h e f a n n o c r e s c e r e i muri.
E quei muri non rinchiudono solo “gli altri”:
rinchiudono a n c h e noi.
Rinchiudono la nostra umanità.
Un giorno, forse, capiremo
che non possediamo nulla,
nemmeno i nostri figli.
E c h e t u t t o c i ò c h e a m i a m o
vive d a v v e r o
solo quando lo condividiamo.
Allora non ci saranno più
i nostri e i loro.
Ci s a r a n n o s o l t a n t o
i bambini del mondo.
E il loro riso, limpido e ostinato,
più forte di ogni confine,
ci ricorderà f i n a l m e n t e
cosa significa essere umani
“Sotto i nostri occhi” di Deborah Perez Fagone
